Alla ricerca di varietà locali di finocchio in Puglia

La Puglia è tra le regioni italiane con la maggiore produzione di finocchio (Foeniculum vulgare Mill.), con una superficie di circa 5.700 ha ed una produzione di 134.000 tonnellate, rispettivamente pari al 28% e 23% del totale nazionale (secondo i dati ISTAT del 2016). Le provincie pugliesi con la maggiore superficie impegnata sono quelle di Foggia e di Bari, sebbene la coltura sia tradizionalmente coltivata in tutta la regione.

Al fine di ricostruire la storia di questa coltura nella regione Puglia e di individuare varietà locali di interesse, accanto a specifiche esplorazioni territoriali, è stata avviata un’indagine bibliografica presso l’archivio personale del prof. Vito Vincenzo Bianco (già professore ordinario di Orticoltura presso la Facoltà di Agraria di Bari) e la biblioteca del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali (DISAAT) dell’Università di Bari, con la speranza di ritrovare articoli, pubblicazioni, libri ed appunti utili allo scopo.

Gigante e nostrale?

La nostra ricerca è partita dall’analisi del testo “Le ricche ombrellifere” di Felice D’Introno (pubblicato nel 1965 da Paravia, Torino, e conservato nella biblioteca del DISAAT), in cui si riporta come già nel 1958 in Italia fossero coltivati circa 10.000 ha con una produzione di 200.000 tonnellate di grumoli, e che in Puglia si raggiungevano circa 1.340 ha con una produzione di 23.000 tonnellate, in gran parte riferibili secondo l’autore a specifiche varietà autoctone.

Introducendo i caratteri botanici del finocchio, l’autore riporta che il nome latino del genere (Foeniculum) deriverebbe dal termine foenum (fieno), a motivo dell’aroma o più probabilmente della finezza delle foglie. Si tratta di una specie (F. vulgare) che si ritrova spontanea nei climi aridi del Mediterraneo, già nota a latini e greci come pianta medicinale, e coltivata a Firenze e Bologna già nel 1500.

Secondo D’Introno, negli anni 1950-60, le principali varietà italiane coltivate erano riferibili a quattro forme prevalenti della varietà orticola azoricum (Mill.), denominate “Gigante di Napoli”, “Rotondo di Siracusa”, “Romanesco” e “Comune”. Per le sementi poste in commercio si faceva un uso ricorrente di numerose denominazioni ispirate alle principale zone di produzione, talora indicando tuttavia con lo stesso nome varietà molto diverse. Tra le principali varietà coltivate in Puglia è riportato il “Gigante di Napoli”, sebbene nel testo vi sia anche l’immagine di uno specifico “ecotipo” pugliese, che non è descritto tuttavia con sufficiente dettaglio.

Dalla lettura del testo, pertanto, s’intravvede la presenza di almeno due diversi genotipi in coltivazione in Puglia negli anni Cinquanta del secolo scorso: l’uno, del tipo “Gigante”, corrispondente (almeno in origine) alla varietà “Gigante di Napoli” e probabilmente riprodotto a livello aziendale nei principali areali tipici pugliesi; l’altro, del tipo “locale o nostrale”, di cui non sono fornite ulteriori specifiche informazioni.

Il testo riporta infine il riferimento alla tradizione, diffusa nelle province di Bari e di Foggia (oltre che nell’ascolano), di utilizzare gli acheni (ancora inseriti sulle ombrelle) per aromatizzare le ‘rinomate’ olive tenere addolcite (le olive di Cerignola e di Andria).

A cura di Vito BUONO

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