Il Biopatriarca Ruggero Piazzolla e la Carota di Margherita

Ruggero Piazzolla è un agronomo di Margherita di Savoia convinto della necessità di preservare le varietà locali di ortaggi che sono state in passato coltivate sugli arenili di questa fascia di terra che va da Barletta a Zapponeta. Mosso da questa convinzione, è stato uno dei principali promotori con l’Associazione ‘Torre Pietra’ di Margherita di Savoia del marchio di Indicazione Geografica Protetta (IGP) per la Cipolla bianca di Margherita che è stato concesso dalla UE nel 2015.

Egli stesso coltiva su una superficie di pochi metri quadri due varietà locali: la Cipolla rossa di Margherita e la Carota di Margherita, entrambe ereditate da suo padre. Ci ha raccontato che la coltivazione della carota a Margherita di Savoia risale ai primi anni ’50, molto probabilmente portata da Barletta dove, come riporta Fausto Gorini (‘La coltivazione della carota’, Edagricole, 1966), erano coltivate diverse selezioni delle cultivar più note a livello nazionale.

Queste selezioni locali sono state poi soppiantate dagli ibridi, perché poco adatte alla lavorazione, lavaggio e confezionamento a cause della eccessiva croccantezza/fragilità e lunghezza della radice. Peculiare però è la loro dolcezza.

La memoria di Ruggero ci riporta a varietà ibride semplicemente siglate con numeri di cui gli riferiva suo padre: la “92” e la “66”, che aveva la caratteristica di formare molto precocemente la punta arrotondata ‘a candela’.

Di fatto l’attuale coltivazione di queste cultivar non autoctone ma ben integratesi nell’agroecosistema locale è decisamente molto scarsa. Molto probabilmente, direttamente dal campo di Ruggero, siamo riusciti a recuperare campioni di carota “99”, poiché la radice è molto lunga con estremità appuntita. Altri campioni li abbiamo recuperati grazie a Ruggero presso il campo di Egidio Ivone, 75enne, ex muratore, che da oltre 30 anni coltiva la Carota di Margherita. Egidio ha sempre seguito le indicazioni che gli sono state trasmesse dall’agricoltore da cui ha ricevuti il seme di questa carota nello scegliere le piante da portare a seme: piante con radice a punta arrotondata! E molto probabilmente potrebbe trattarsi della cultivar “66”.

Altri agricoltori del luogo ricordano di carote ‘Fiumicino’ ed ‘Imperator’ riportate da Gorini (1966) tra le principali varietà di carota a radice lunga, il cui peso poteva raggiungere anche 150 g e che potrebbero essere state introdotte in questi arenili.

Le analisi morfologiche e qualitative sono state avviate a cura del gruppo di Orticoltura del SAFE dell’Università di Foggia, che a breve ne presenterà i risultati grazie anche alla collaborazione di uno studente del corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie.

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