“Cocumeri” e “melloni d’acqua” nel territorio di Gravina in Puglia: una testimonianza del 1608

Nell’ambito dell’Attività 01A-Indagini bibliografiche e con la curiosità e importanza che il recupero delle fonti storiche riveste nella ricostruzione del percorso identitario di una varietà locale, ECO-logica ha reperito e riporta una fonte scritta che assume notevole rilievo in virtù della sua remota datazione: l’ “Apprezzo della città di Gravina” del 1608, conservato nella biblioteca della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina.

ll documento è opera del “Tabulario” di Virgilio De Marino il quale, nell’anno 1608, giunse a Gravina con il compito di stimare le entrate feudali e i beni privati del duca Antonio Orsini poiché, versando colui in situazione debitoria, era stata avanzata da parte dei suoi creditori la richiesta di mettere in vendita la città di Gravina.
Il “Tabulario” regala ai lettori odierni un panorama topo-geografico, economico e socio-culturale essenziale della città degli Orsini e denso di richiami importanti per interpretare elementi del presente.
Tra questi, nella descrizione del territorio si ritrova un accenno alla coltivazione locale di “melloni d’acqua” e “cocumeri”

 “…et vi si fanno ancora frutti a bastanza melloni d’acqua, cocumeri et ogni sorte de hortolitie eccetto che agrume quali vengono da fore si bene non cinne mancano”

Sulla base della persistenza sul territorio di termini dialettali simili, il termine “cocumero” potrebbe rientrare nell’area lessicale che comprende i meloni immaturi (Cucumis melo L.) ed, in particolare, il Carosello (Antonicelli e Bianco, 2005).
Pur consapevoli che l’interpretazione di un dato storico necessita sempre di chiavi di lettura adeguate, ci va di ricordare che i nomi locali delle piante di una regione, oltre ad avere radici linguistiche legate al susseguirsi delle vicende storiche e dei diversi popoli che si sono avvicendati con i propri costumi e tradizioni culturali, presentano un evidente legame con le caratteristiche che, nell’attribuzione dei nomi, sono simili a quelli della letteratura scientifica. Si potrebbe quasi dire che, in molti casi, i nomi scientifici non hanno fatto altro che canonizzare criteri popolari (Caneva et al., 2013).

L’”Apprezzo della città di Gravina” di De Marino costituisce, quindi, una testimonianza che rimarca l’antichità della coltivazione di questi ortaggi sul territorio pugliese già attestabile dalla remota presenza su gran parte del territorio regionale di popolazioni selezionate nel tempo dagli agricoltori, dalle ricche espressioni linguistiche e dal consolidato uso di tali frutti nella dieta locale che si traduce in un’importante voce di reddito per le aziende orticole pugliesi.
I suddetti elementi, riassunti nelle voci di tipicità e tradizionalità di un prodotto, hanno fatto sì che i meloni immaturi (meloncella, spiuleddhra, minunceddhra, cucumbarazzu, cummarazzu) fossero inseriti nell’elenco nazionale PAT (prodotti agroalimentari tradizionali) per sottolineare, conservare e tutelare il legame tra territorio ed esperienza della collettività nei termini di acquisizione e sedimentazione delle conoscenze attraverso le generazioni.

 

Scritto da Angela DESIANTE

Altre informazioni e immagini riguardo il documento le trovate nella sezione Documenti recuperati del sito.

Bibliografia:
Antonicelli M., Bianco V.V., 2005. Due tipici ortaggi pugliesi: carosello e barattiere, Colture Protette, 34 (supplemento al n. 5).
De Marino V., 1979.  Apprezzo della città di Gravina: 1608. Gravina in Puglia, sotto il patrocinio della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi.
Caneva G., Pieroni A., Guarrera P.M., 2013. Etnobotanica: conservazione di un patrimonio culturale come risorsa per uno sviluppo sostenibile (a cura di). Bari, Edipuglia.

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