Coltivare la buona volontà, l’esperienza di Domenico Rizzello

I mugnoli hanno i fusti alti, i loro capolini sono già diventati capsule da cui tra poco verranno raccolti i semi, piccoli e sferici. Le bietole svettano sulle altre colture e curvano il fusto sotto il peso dei frutti. Nel campo, fanno bella mostra zucchine scure e chiare, bietole dalle larghe foglie, peperoncini “vardanceli”, cicorie “mascialure”, alberi da frutto.

Siamo a Vitigliano, piccola frazione di Santa Cesarea Terme, nell’orto di Domenico Rizzello, classe 1939.

Passiamo in rassegna l’orto e Domenico ci racconta da dove vengono quelle piante e come le coltiva. I semi li riproduce quasi tutti lui, alcuni addirittura da 50 anni. Li custodisce in garage, suddivisi per tipologie e annate, in contenitori riciclati (bustine, bottiglie di plastica, vasetti e confezioni varie).

Le cicorie le pianta da aprile-maggio fino a settembre. Sono della varietà chiamata “mascialura” (di maggio), che Domenico identifica con l’otrantina. I semi li raccoglie lasciando a mollo i fusti per 24 ore e battendoli poi con un bastone. Si pratica l’ammollo perché altrimenti i minuscoli sementi volerebbero via invece di cadere a terra.

Le bietole, anche queste riprodotte “da sempre”, presentano grandi e larghe foglie, fusti sottili e talvolta tendenti al rosso. Domenico ne raccoglie le foglie, lasciando intatta la pianta, che continua così a produrre.

Sui mugnoli ci confida una tecnica particolare. Normalmente si seminano in semenzaio nel giorno di San Luigi e si piantano ad agosto. Domenico, invece, li semina insieme ai fagioli, a marzo. Le piante crescono lentamente, ma a settembre, con le prime piogge,  riprendono vigore e vegetano. In questo modo si hanno mugnoli precoci. Per San Luigi si semina anche la cicoria di Galatina, per anticipare i tempi.

Tra le zucchine, ne scorgiamo di bianche, rigate e nere. Tutte e tre sono le tradizionali coltivate da sempre nel leccese, afferma Domenico.

Ricorda con tenerezza e un po’ di nostalgia i tempi in cui c’erano i suoi nonni e, in estate, andava insieme a loro in campagna, dove vivevano con i prodotti della terra e qualche animale da cortile. Erano bei tempi; invece: “Adesso non c’è niente, sono pochi quelli che conservano la tradizione, si danno tutti alla modernità! E infatti nelle campagne non puoi neanche passare, sono tutte trasandate, piene di sterpaglie. Prima erano tutte pulite, anche per dare cibo agli animali. Ora il latte, per fare i formaggi, viene dall’estero, perché qui non c’è. Ma la buona volontà è ciò che non c’è, non il latte! Se ci fosse la buona volontà, si farebbe tutto!”.

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