Il cuore del carciofo. Storia di nonno Vito

BiodiverSO ci consente di ascoltare e imparare storie emblematiche della nostra agrobiodiversità. Questa me l’ha raccontata uno studente (Vito) e forse vi piacerà.

Il nonno di Vito, come molti dei nostri nonni, era agricoltore.  Per circa un biennio, negli anni ’70 del secolo scorso, si trasferì a Mola di Bari insieme a sua moglie e al padre di Vito, primo di quattro figli. Nonno Vito decise di trasferirsi nella campagna molese, in contrada “Pozzovivo”, per condurre da mezzadro una piccola azienda familiare nella quale veniva coltivato esclusivamente carciofo. Purtroppo, però, dopo sole due stagioni produttive, in seguito a ripetuti furti sia in campo sia in casa (molto probabilmente ad opera di gente gelosa che voleva insediarsi nella stessa azienda), nonno Vito decise di fare ritorno al suo paese di origine, Sammichele di Bari. Con sé portò alcuni carducci di carciofo, che piantò lungo la tubazione principale dell’impianto di irrigazione del ciliegeto che stava realizzando. Ogni anno, dopo il risveglio delle piante di carciofo, selezionò 4-5 carducci per pianta, e tutt’oggi, dopo quasi 40 anni, nonostante nonno Vito ci abbia lasciati da qualche anno, la fila di piante di carciofo è al suo posto! Vito mi ha raccontato questa storia perché aveva la curiosità di sapere se le piante che ha ereditato dal nonno corrispondono alla varietà di carciofo “Locale di Mola” studiata e descritta dal progetto BiodiverSO. Vito ha scattato qualche foto e me le ha inviate. Le condivido con voi. Si tratta davvero del Locale di Mola, antica varietà dal “cuore” tenero. Come quello di Vito, come quello dei nostri nonni.

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