La biodiversità in cucina

Ancel Benjamin Keys, il biologo statunitense che scoprì i benefici della dieta mediterranea, nel 1993 segnalò che «la Dieta Mediterranea è principalmente vegetariana, cioè: pasta in varie forme, foglie condite con olio di oliva, verdura di stagione di tutti i tipi, spesso anche formaggio, ed ogni pasto termina con frutta e viene frequentemente integrato con vino». E aggiunse: «Io dico “foglie”. (…) tutti i tipi di foglie sono una parte importante della dieta di ogni giorno. Vi sono molti tipi di lattuga, spinaci, bietole, portulaca (…), indivia e rape». Ancel Keys sottolineava così l’importanza della biodiversità anche in cucina.

È da questa lungimirante osservazione che è partito Pietro Santamaria nel seminario “La biodiversità in cucina” che ha tenuto il 20 novembre a Istanbul, al Liceo italiano I.M.I., in occasione della II Settimana della cucina italiana nel mondo.

Intervenuto su invito della scuola e con il patrocinio del consolato italiano, grazie all’organizzazione del coordinatore dei progetti del Liceo, il dott. Giocchino dell’Aquila, il prof. Santamaria ha presentato alcuni dei risultati del progetto BiodiverSO (“Biodiversità degli ortaggi pugliesi”), finanziato dal PSR della Puglia, e ha sottolineato l’importanza di diversificare i sistemi colturali e la dieta per rendere più sostenibile l’agricoltura e apportare benefici alla nostra salute.

L’intervento, seguito da numerosi studenti del Liceo, da docenti e genitori, è stato arricchito con tre esempi degli ortaggi tipici della cucina pugliese: cima di rapa, cicoria catalogna e lampascioni.

“La settimana della Cucina Italiana”, che  quest’anno è stata celebrata dal 20 al 26 novembre, ha l’obiettivo di valorizzare la cucina italiana di qualità nel mondo attraverso un programma di promozione coordinato e condiviso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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