Le preziose tavole del Museo Orazio Comes

Il Museo Orazio Comes sorge nella Reggia edificata da Carlo di Borbone nella cittadina campana di Portici, in cui venne fondata, nel 1872, la Reale Scuola Superiore di Agricoltura. Questa venne successivamente riformata e trasformata prima in Istituto Superiore Agrario e poi nella facoltà Agraria dell’ Università Federico II di Napoli.

Orazio Comes, nativo di Monopoli, dal 1906 al 1917 fu direttore dell’Istituto superiore agrario di Portici. Fu lui «a riunire, tra il 1877 ed il 1917, un cospicuo patrimonio scientifico, nel quale spicca un Erbario costituito da campagne di ricerca e dall’acquisto di importanti erbari e reperti come la Xilotomoteca italica di Adriano Fiori.»[1]

A lui è dedicato il Museo botanico di cui il primo nucleo «risale all’opera di Nicola Antonio Pedicino, che ricoprì per primo la cattedra di Botanica della Reale Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, fondata nel 1872.» [2] Portici si configurò dunque già a fine Ottocento come un fiorente centro scientifico per gli studi agrari e botanici, in cui si formarono importanti personaggi che fecero la storia di queste materie in Italia, come ad esempio il genetista Nazareno Strampelli.

Il Museo Comes custodisce alcune preziose tavole in cui sono raffigurati circa 700 dipinti di varietà coltivate tra Otto e Novecento, commissionate dal prof. Francesco de Rosa, primo titolare della cattedra di Orticoltura. «Quasi 500 sono realizzati con una tecnica che li rende tridimensionali e gran parte dei dipinti sono firmati da raffinati pittori napoletani di fine ottocento. Si possono ammirare i doviziosi acquerelli di Giovan Battista Filosa, i delicati di Gennaro Irolli, le vivide rappresentazioni di Enrico Ortolani e le pregevoli riproduzioni di datteri del Bugliesi, illustratore di cronache tripolitane. La raccolta rappresenta una testimonianza completa e preziosissima della biodiversità in ortofrutticoltura: una memoria visiva di centinaia di varietà di frutta e ortaggi coltivate in Campania e in Italia all’inizio del secolo scorso, molte delle quali abbandonate e da considerarsi estinte. La collezione è stata restaurata e digitalizzata grazie all’impegno della prof. Stefania De Pascale, con il contributo di Rossopomodoro». [3]

Tra queste tavole, se ne trovano circa 20 raffiguranti cultivar pugliesi

Le tavole illustrate, rappresentano testimonianze di inestimabile valore nello studio della biodiversità e delle varietà locali, e permettono di comparare le conoscenze attuali con quelle di inizio ‘900, restituendoci delle prove della tradizionalità di alcune colture.

Per ulteriori informazioni, si rimanda al sito del Museo: http://www.centromusa.it/it/

 

[1] http://www.centromusa.it/it/museo-botanico-orazio-comes.html

[2] idem

[3] idem

Lascia un Commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

« Back