Le Rapeste di Tommaso

Un caro amico di Biodiverso ci segnala la coltivazione della “Rapeste” o “Lapeste” nel territorio di Sammichele di Bari. Ascoltando questo nome abbiamo subito pensato ad una brassicacea spontanea edule.
Il nostro orticoltore questa volta è Tommaso Savino, di Sammichele di Bari che, curioso e affascinato dal sapore intenso di questo ortaggio selvatico di cui era a conoscenza, ha raccolto i semi in un incolto della nostra murgia, diffondendoli ora nel suo appezzamento. dscn1533Non a caso lui chiama questo ortaggio “Lapeste”, probabilmente perché, oltre a produrre un gran numero di cime, si diffonde molto facilmente, infestando le sue colture.

Oggi Tommaso, oltre a coltivare i suoi numerosi ortaggi in regime di agricoltura biologica, affascina i suoi affezionati clienti con numerose piante spontanee della tradizione sammichelese tra cui i sivoni (grespini), castrat (boccione minore) e anche rapeste vendendo queste tradizionali prelibatezze al META.
Ora però mettiamo un po’ d’ordine: di che specie si tratta?dscn9034
Le rapeste sono delle senepi bianche (Sinapis alba L.).
Note e raccolte in tutta la Puglia prima della fioritura (dal tavoliere al salento), infestante dei cereali, è una pianta commestibile, ottima tenera da miscelare e cucinare con altre erbe di campo ed usare per contorno o ripieni vari per minestre, torte salate o frittate.
Dai semi maturi polverizzati, dopo il dovuto trattamento, si ricava la senape, nota salsa piccante.
In passato veniva utilizzata anche come foraggio per il bestiame, oggi, molto richiesta nei mercati locali, viene apprezzata da un numero crescente di consumatori attenti alle tradizioni locali.dscn9036

E’ una pianta erbacea perenne che può raggiungere anche i 60-100 cm di altezza, con un fusto eretto, ramoso e peloso. Si riconosce, rispetto alle altre tante Brassicaceae spontanee eduli nella nostra regione per la siliqua di 2-3 cm di lunghezza, peduncolata, di forma un poco arcuata con 2-3 semi di 2-3,5 mm di diametro, da bianco-giallastri a brunastri.

La senape è inoltre una pianta biblica chi non ricorda la parabola del granello di senape? « A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? È simile a un granellino di senape, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami». È citata anche da Calvino nella storia Ari-ari, ciuco mio, butta danari: “Cosa mangio? Due senapucce che ho colto dietro la Madonna Addolorata, nel giardino del signorino.”

Un consiglio per cucinarle: soffriggere in olio EVO aglio e peperoncino. Una volta fatto dorare l’aglio aggiungere i Pomodori Regina Insertati o Appesi tagliati a metà. Far cuocere aggiungendo qualche mestolo dell’acqua dove intanto sono state sbollentate le foglie e le parti più dure delle rapesti e coprire. Quando i pomodori saranno appassiti, aggiungere le senapi sbollentate, far seguire le strascinate che intanto, tuffate nella stessa acqua in ebollizione è tornata a galla, rimestare ben bene, aggiustare di sale, far seguire le cimette, che dovranno rimanere piuttosto crude e croccanti. Quando la pasta è ancora al dente, spegnere, irrorare con il restante Olio EVO, correggere eventualmente la piccantezza con Olio Santo, spolverare di Pecorino Canestrato Pugliese grattugiato e servire. Il risultato è garantito.

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