Le reti intelligenti per trasformare l’Italia nella Food-valley

Il progetto BiodiverSO come caso studio. Riprendiamo l’articolo di Guido Romeo pubblicato da Il Sole 24 ore on-line il 7 maggio 2017.

Le reti intelligenti per trasformare l’Italia nella Food-valley

I Paesi Bassi sono il primo paese in Europa per varietà registrate, anche se sono responsabili solo del 5% della produzione agricola, l’Italia con il 18% della produzione e poche varietà è agli antipodi. Puglia ed Emilia Romagna però hanno deciso di invertire questa tendenza.

Delle 5mila specie vegetali usate dall’uomo, quelle diventate di largo consumo alimentare sono appena una trentina, con riso, mais, frumento e patata che soddisfano più di metà del fabbisogno calorico del pianeta. È una situazione già sotto i riflettori della Fao, l’Organizzazione mondiale per l’agricoltura e l’alimentazione perché sintomo di una caduta verticale della biodiversità agricola del pianeta.

Nel corso dell’ultimo secolo, infatti, la “rivoluzione verde” ha fatto sì che il 75% delle varietà locali sia andato perduto con punte del 90% negli Stati Uniti dove l’industrializzazione è stata più intensa. È un trend pericoloso perché le varietà moderne che hanno invaso i nostri scaffali e le nostre tavole sono sì più produttive in campo, ma spesso meno adattabili ai cambiamenti del clima, alle infezioni e, talvolta, anche meno nutrienti. Una delle priorità del gruppo foresight del Cnr è stata proprio come invertire questa tendenza e alcune soluzioni potrebbero arrivare proprio dall’Italia e, in particolare, dalla Puglia e dall’Emilia Romagna che in maniera diversa hanno saputo mantenere le proprie varietà locali e valorizzarne il consumo anche attraverso la cultura gastronomica.

Cime di rapa, le carote di Polignano e cetrioli Carosello e Barattiere sono finiti sotto la lente degli esperti perché parte di una ricchezza ecologica non mappata ma preziosissima. In confronto ai Paesi Bassi, primo paese in Europa per varietà registrate ma responsabile del 5% della produzione agricola, l’Italia con il 18% della produzione e poche varietà è agli antipodi. La Puglia è ancora meno visibile con appena il 2% delle varietà vegetali registrate nel nostro registro nazionale, ma è un caso da studiare con attenzione. Il progetto Biodiverso ha finora mappato 122 varietà locali appartenenti a 31 specie coltivate e il numero dovrebbe raddoppiare questo ottobre.

Come osserva  Francesco Fabiano Montesano del Cnr di Bari, che interverrà al panel Smart Grids for Food Systems di Seeds &Chips – The global food innovation summit lunedì, non è pensabile che queste varietà sostituiscano quelle moderne, molto più adatte ai processi della grande distribuzione ma rappresentano un patrimonio che potrà tornarci utile per creare produzioni più nutrienti, resistenti ai mutamenti climatici e che valorizzano le coltivazioni locali.

Un’indicazione analoga arriva da Maria Grazia Tommasini del Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Cesena, che ha portato l’esperienza del sistema di produzione integrata sviluppato in Emilia Romagna negli ultimi 30 anni per mostrare come il mantenimento delle varietà locali e una cultura di consumo che privilegia i prodotti di stagione, ha portato al mantenimento e allo sviluppo di produzioni più sostenibili e riconosciute che, con 44 prodotti Dop e Pgi fanno della food-valley una delle regioni più ricche di prodotti locali a livello internazionale.

 

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