Luigi e la scatola dei semi

Quando Luigi Mangia di Sogliano Cavour mi ha contattata per dirmi di aver reperito una meloncella bianca, dall’ardore con cui mi descriveva la varietà e mi parlava della sua scoperta, ho capito che non potevo non considerare la sua segnalazione. Infatti, in un primo e veloce incontro mi ha portato due grossi peponidi che a primo acchito facevano pensare ad un ortaggio o frutto esotico, ma mi ha assicurata che si trattava di una meloncella. Luigi ha appena 30 anni, ha sempre lavorato in campagna e desidera continuare a fare l’agricoltore, ma in maniera integrata, in una rete che condivida conoscenze e obiettivi. Segue il Progetto BiodiverSO sui social e nel suo territorio effettua indagini presso gli anziani e le massaie per il reperimento di varietà locali ormai desuete; in questo modo, ha collezionato sementi che ha poi messo in coltura.
Quasi come in una favola, una signora gli fa dono di una vecchia scatola dove il padre, morto già da 15 anni, custodiva le sementi di ciò che coltivava. Improbabile dare vita a quei semi! Ma Luigi insiste e mette a punto tutte le tecniche note per favorire la germinazione delle sementi e poi… il peponide bianco!

Chiede di nuovo lumi ai vecchietti del Centro Anziani ma nessuno sa dargli informazioni in merito. Solo la signora che gli ha portato quella scatola conosce bene l’ortaggio e ne testimonia un consumo familiare risalente alla sua infanzia, quando il nonno lo produceva, ma solo per i suoi figli e nipoti.
In campo, su due filari lunghi appena trenta metri, Luigi mantiene in coltura tre meloni (“minna de monaca”, “moretto d’inverno” e “zuccarinu”) e otto varietà di meloncella, delle quali conosce solo la “pupuneddhra de Corigliano” e le altre le denomina a modo suo o con il nome di chi gli ha fornito la semente: “minunciella bianca”, “cucumbrazzu drittu a fasce”, “pupuneddhra verde a macchia bianca”, “pupuneddhra Paulucciu mutilati” (Paolo mutilato). Luigi è contento ed è convinto di questa sua attività di recupero e riproposta delle antiche varietà locali: la strada intrapresa è quella giusta, per sé e per il suo territorio.
Oltre alle numerose varietà locali che giorno dopo giorno vengono alla luce, possiamo dire che il Progetto BiodiverSO è stata una grande opportunità per motivare i giovani a mantenere i campi in coltura e per ricucire rapporti tra generazioni tra loro lontane, ma bisognose le une dalle altre.

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