Il Melone d’inverno nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT)

La scheda predisposta da BiodiverSO per la Regione Puglia ai fini dell’inserimento nell’elenco dei PAT, riporta, per quest’ortaggio, il termine “Melone d’inverno” come denominazione, nonché il termine “Popone invernale di Brindisi” come nome geografico abbinato. Sono presenti, tuttavia, altri sinonimi e termini dialettali: “Poponi di inverno” e “Melloni d’inverno”.

Il melone appartiene alla specie Cucumis melo L. Si riconoscono in questa specie botanica sette varietà botaniche, tra queste la varietà inodorus Naud. I meloni appartenenti a questa varietà botanica vengono denominati anche “meloni di inverno” per la possibilità di essere conservati per un lungo periodo. Questa necessità, in passato, consentiva di avere a disposizione frutta fresca per tutto l’inverno in tempi in cui i frutti fuori stagione o importati dall’altro emisfero non esistevano.

Per riuscire a conservare i peponidi così a lungo questi dovevano essere raccolti prima della maturazione completa (10-20 giorni).

I frutti possono superare i 40 cm di lunghezza ed i 25 cm di diametro, le forme sono le più diverse, mentre il peso può superare anche gli 8 kg, generalmente però oscilla tra 1,5 e 4 kg. L’epicarpo può essere di colore bianco-latte, giallo e verde con tutte le tonalità, macchiettato o striato. Può essere liscio o corrugato, solcato longitudinalmente più o meno profondamente e presentare screpolature o un reticolo suberos

Ai fini delle prove documentali per comprovare l’adozione di regole tradizionali ed omogenee inerenti la lavorazione e conservazione per un periodo non inferiore ai 25 anni, nella scheda è riportata l’indicazione e la scansione digitalizzata di una pubblicazione del 1979 a cura del prof. Vito Vincenzo Bianco (La coltura del melone nell’Italia meridionale. Atti Convegno “La coltura del melone in Italia” 1979 Verona, 73-80), che riporta diverse popolazioni locali che all’epoca erano coltivate in Puglia: Rognoso verde scuro, Brindisino grosso o barlettano, Fedde fedde, Rognoso bianco, Morettino, Morettino a fasce o costoluto, Brindisino allungato o spagnolo, Brindisino a fasce o costoluto, Rognoso bianco grosso, Sementina pregiata, Brindisino sub-sferico, Rognoso verde scuro grosso, Rognoso bianco piccolo, Brindisino di Castellaneta, Locale di Laterza, Macchiettato, Melone di Gallipoli, Invernale di Morciano di Leuca, Rognoso giallo, Puppeti, Locale di Castellaneta, Melone Gicondi, Gelato d’inverno, Melone tondo, Locale di Carovigno, Fior di fava.

Un’altra importante testimonianza, proviene dal museo “Orazio Comes”, situato all’interno della Reggia edificata da Carlo di Borbone nella cittadina campana di Portici, in cui venne fondata, nel 1872, la Reale Scuola Superiore di Agricoltura (poi Istituto Superiore Agrario e ora Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli).

Il museo custodisce alcune preziose tavole in cui sono raffigurati circa 700 dipinti di varietà coltivate tra Otto e Novecento, commissionate dal prof. Francesco de Rosa, primo titolare della cattedra di Orticoltura.

Le tavole illustrate, rappresentano testimonianze di inestimabile valore nello studio della biodiversità e delle varietà locali, e permettono di comparare le conoscenze attuali con quelle di inizio ‘900, restituendoci delle prove della tradizionalità di alcune colture. Tra le tavole illustrate, due riguardano il Melone d’inverno di Brindisi.

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