Mettete degli alberi nei vostri programmi

Qualche giorno fa il quotidiano Repubblica ha riportato in prima pagina, in bella vista, la foto di una strada nel verde, in un autunno a Berlino, con il titolo “Solo gli alberi salveranno le città dallo smog”, mentre su Lancet sono stati pubblicati i risultati di una ricerca che dimostra che nel 2015 l’inquinamento ha causato 9 milioni di morti. Repubblica ha riportato nell’occhiello che “far rinascere le foreste distrutte eliminerebbe l’inquinamento di 650 milioni di auto”.
E noi invece continuiamo a distruggere terreni naturali, cementificandoli e impermeabilizzandoli (ogni giorno in Italia vengono impermeabilizzati 100 ettari di terreni naturali).
In passato, tanti tempo fa, i “signori”, tra i piaceri che si procuravano, vantavano anche quello di avere fuori le mura della città un podere, in cui potessero trovare tutto ciò che costituiva la cosiddetta “soddisfazione di famiglia”. Da ciò venne fuori il nome di “giardino”, luogo di delizia e di piacere, che tutt’oggi si conserva inalterato nel nome in vernacolo di sciardine o ciardine (Sada, 1991). Oggi c’è una discreta rivalutazione dell’orto che, con l’espansione delle città, la sottrazione delle frange urbane, le distanze che si sono create tra il centro e le periferie (e la campagna), è stato (re)introdotto nell’area urbana con funzioni non più per i “signori” ma per i cittadini, con finalità economiche, sociali, culturali, educative, ricreative e terapeutiche.
Troppo spesso queste finalità sono esposte più per moda e consuetudine che per reale comprensione di quello che sta accadendo nel mondo. Dovremmo smetterla di costruire strade e palazzi, dovremmo recuperare il recuperabile e piantare soprattutto alberi.
In vista di una prossima elezione, comunale, regionale, nazionale, provate a vedere quali impegni prenderanno i candidati in questa direzione. Sembra tutto semplice, anche questo discorso, ma intanto il verde diminuisce e il cemento (anche quello delle parole) aumenta.

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