Pasta con le “cime di fava”

Sapevate che della pianta di fava è possibile consumare anche le cime? Di cosa si tratta? È presto detto: per “cime di fava” si intendono gli apici della pianta, lunghi circa 5-10 cm, che si ottengono dopo aver eseguito la cosiddetta “cimatura”. Tecnicamente, questa operazione colturale può essere definita come “potatura verde”, effettuata per molteplici finalità agronomiche.

Le indagini storico-bibliografiche condotte dal progetto BiodiverSO hanno messo in luce che le “cime di fava” non sono considerate semplicemente uno scarto, bensì un prodotto edule tradizionalmente utilizzato sia crudo, sia cotto. Questa tradizione alimentare è molto diffusa sul Gargano, soprattutto a Carpino (FG), comune famoso per la presenza e la bontà della varietà autoctona di fava.

Le foglioline delle cime di fava hanno una forma ovoidale che ricorda l’aspetto degli spinaci. Possono essere consumate crude o cotte in diverse preparazioni alimentari, alle stessa stregua di quanto può essere fatto con gli spinaci. Il sapore è delicato, con sentori di nocciola, mentre le percezioni olfattive sono del tutto simili a quelle delle fave novelle.

Volete realizzare un primo piatto, semplice, veloce ma gustoso? Un bel piatto di pasta con le cime di fava è quello che fa per voi, soprattutto agli inizi della primavera, quando le piante di fava si trovano nelle condizioni ideali per essere sottoposte alla cimatura.

Come preparare questo piatto? Basterà aggiungere le cime di fava nella pentola durante gli ultimi minuti di cottura della pasta. Quindi, dopo avere scolato la pasta al dente, basterà aggiungere un filo d’olio evo per esaltare il connubio tra le cime di fava e la pasta di semola di grano duro. Sconsigliato l’abbinamento con formaggio grattugiato molto stagionato e dal sapore troppo intenso, tuttavia alcune scaglie di formaggio tipo Grana Padano o Parmigiano Reggiano possono essere aggiunte direttamente sul piatto. Il piatto è così pronto per essere degustato..!

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