Quando l’aglio è gigante

Nelle nostre esplorazioni sul territorio, alla ricerca di antiche varietà di ortaggi e di tradizioni legate alla cultura contadina, spesso notiamo lo stretto legame che gli anziani hanno creato tra le piante spontanee e quelle domesticate. È un legame che si basa su affinità botaniche e gastronomiche ed esalta il valore delle tradizioni. Inoltre, la contiguità tra il selvatico e il domesticato è un fattore di grande importanza perché è fonte di nuova variazione genetica. Infatti, l’impollinazione incrociata che può verificarsi spontaneamente tra le piante spontanee o tra le piante domesticate, o tra queste ultime e i loro parenti selvatici genera nuove specie che potranno adattarsi meglio all’ambiente e contribuire all’evoluzione delle risorse genetiche vegetali.
Riprendendo una bella pagina internet sulla “Conservazione della biodiversità domesticata nel territorio del PIT montagna materana” a cura di Mariafara Favia, possiamo leggere che l’ibridazione spontanea è molto comune tra le piante di aglio. A questa può essere attribuito il ritrovamento del cosiddetto aglio gigante in alcuni orti o aree vicine. Il suo nome comune è legato alla dimensione del bulbo maturo, volgarmente detto capo o testa, che può superare anche i 100 grammi. Oltre che la dimensione (e quindi il peso), l’aglio gigante differisce dall’aglio comune anche per il sapore molto delicato, che magari piacerà ai consumatori più schizzinosi, ma che, per questo, risulta poco apprezzato in cucina.

Il Laboratorio di Analisi Genomica dell’Università della Basilicata ha analizzato i bulbi di aglio gigante recuperati negli orti di due località di Accettura (MT) e ha rintracciato il parente selvatico di questo aglio nel cosiddetto porraccio (Allium ampelophrasum) molto frequente allo stato spontaneo in prossimità degli orti o al loro interno: “Una fortuita riproduzione da seme tra due genitori selvatici avrebbe prodotto la moltiplicazione del corredo genetico (poliploidia) e la nascita di individui giganteschi. Casi del genere sono certamente rari ma non del tutto eccezionali, cominciano infatti ad essere riportati in letteratura (negli Stati Uniti il ritrovamento di bulbi giganti ha creato un certo interesse per l’uso alimentare di quello che viene comunemente conosciuto come elephant garlic = aglio elefante) e sono stati rinvenuti anche in altre zone della Basilicata”.

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