Il Sedano (o sedanina) d’acqua

Il nome botanico di questa specie erbacea perenne è Helosciadium nodiflorum (L.) W.D.J. Koch che deriva dalle parole greche “helos” = palude e “skiadion” = ombrello, ovvero ombrello di palude. Questa specie è diffusa in tutta Italia fino ad altimetria di 1000-1200 metri, sempre in prossimità di fonti di acqua (fossi e acquitrini, nei pressi dei fontanili di campagna, sulle rive di laghi).

Il sinonimo più frequente è Apium nodiflorum (L.) Lag. Appartiene alla famiglia delle Umbelliferae e tutte le parti della pianta sono aromatiche, anche se meno intensamente del comune sedano (Apium graveolens) coltivato. Il consumo, soprattutto di foglie e steli, è frequente in diverse regioni italiane. In provincia di Foggia fonti bibliografiche (Biscotti, 2012) fanno risalire l’uso culinario del sedano d’acqua nei paesi del Gargano fin dal 1500. Nell’ambito delle ricerche svolte dal Dipartimento SAFE, il sedano d’acqua è stato ritrovato anche a Monteleone di Puglia in particolare presso la località ‘Schaunara’ che prende il nome proprio dalla abbondanza di questa specie che da sempre è denominata dagli abitanti del luogo come ‘Schaun’ ed è caratterizzata dalla presenza di corsi d’acqua e fontane. Le informazioni fornite da anziani abitanti del luogo riportano una lunga tradizione nell’uso in cucina di questa pianta spontanea sia cruda sia in insalate ma soprattutto cotta come minestra.

(Biscotti, 2012. Botanica delle erbe eduli. Peregrinazioni fitoalimurgiche dal Gargano alla Puglia. Ediz. Centro Grafico, Foggia.)

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