Alcune cultivar locali di melone descritte in un articolo del prof. Bianco del 1964

Come già documentato in un precedente articolo, nell’archivio del prof. Vito V. Bianco (già professore ordinario di Orticoltura presso l’Università degli Studi di Bari) sono state ritrovate numerose pubblicazioni che riportano informazioni storiche relative alle principali varietà locali di melone coltivate nei comuni pugliesi. Tra queste pubblicazioni è stato ritrovato un articolo scientifico dello stesso prof. Bianco pubblicato nel 1964 sulla rivista ‘Scienza e Tecnica Agraria’ (vol. IV, n. 3), in cui erano presentati i risultati sperimentali di una prova di confronto fra numerose varietà di melone realizzata in quegli anni in agro di Policoro.

Frontespizio della pubblicazione del prof. Bianco in cui sono riportati i risultati del confronto tra numerose cultivar e varietà di melone.

Il ‘Gialletto brindisino’ era tra le principali varietà coltivate in Puglia

Nella parte introduttiva, l’articolo riferisce che la coltura di melone occupava in quegli anni una superficie di circa 14.000 ha a livello nazionale ed era da tempo diffusa in Puglia in particolare nelle provincie di Foggia e di Brindisi. La provincia di Foggia conosceva in quegli anni una fase di espansione della coltura, a causa della variazione degli ordinamenti colturali e dell’introduzione degli ortaggi di pieno campo. Nella provincia di Brindisi, invece, si osservava una progressiva riduzione degli investimenti, dovuta alla trasformazione in vigneto e carciofeto di molti seminativi, ma soprattutto al fatto che il ‘Gialletto brindisino’ (la varietà maggiormente coltivata), presentava alcuni difetti rilevanti, tra i quali la disformità dei frutti, la grossa pezzatura e l’epoca di maturazione tardiva rispetto ad altre cultivar. In particolare, il ritardo nella maturazione determinava una minore redditività della coltura, a causa dei prezzi più bassi spuntati sui mercati dal prodotto tardivo, e questo giustificava (secondo l’autore) la necessità di sperimentare l’introduzione di nuove cultivar commerciali più precoci.

Estratto della pubblicazione del prof. Bianco (1964), in cui si documentano i principali difetti del ‘Gialletto brindisino’, probabile causa della progressiva riduzione delle superfici coltivate.

Grafico estratto della pubblicazione del prof. Bianco (1964), in cui è rappresentato un andamento tipico dei prezzi del melone sul mercato locale e che documenta la minore redditività del prodotto tardivo.

 

Varietà locali a confronto con cultivar straniere

Nel lavoro sperimentale del prof. Bianco furono confrontate ben 36 cultivar appartenenti alle diverse varietà botaniche di melone (Cucumis melo): i) varietà cantalupensis Naud., a cui appartengono i cosiddetti meloni ‘cantalupi’, con frutti di media grandezza, di superficie verrucosa o liscia senza rezzatura;  ii) varietà reticulatus Naud., a cui appartengono i cosiddetti meloni ‘retati’, con frutti di media grandezza e superficie retata, costolatura superficiale, polpa verde o con varie gradazioni di arancio; iii) varietà inodorus Naud., a cui appartengono i cosiddetti meloni ‘invernali’, con frutti a polpa bianca, con superficie liscia o corrugata senza rezzatura, maturazione piuttosto tardiva, e particolarmente buoni per la conservazione per un lungo periodo. Tra i meloni cantalupi e retati saggiati, l’autore cita prevalentemente cultivar di origine straniera; al contrario, per i meloni ‘invernali’ furono impiegate alcune cultivar locali ed in particolare il ‘Gialletto brindisino’, il ‘Locale di Laterza’ e il ‘Locale di Mottola’, accanto alla cultivar straniera ‘Honey Dew’.

Immagine tratta dalla pubblicazione del prof. Bianco (1964), in cui sono presentate alcune delle cultivar estere impiegate per il confronto varietale. A sinistra e al centro, due cv. di tipo ‘retato’; a destra, una cv. di melone ‘invernale’.

Descritte le caratteristiche produttive e qualitative delle tre cultivar locali.

Nel testo sono riportati i risultati del confronto varietale, in cui si evidenzia che le tre cultivar locali furono in assoluto le più produttive, con il peso medio dei frutti più elevato, ma mostrando d’altro canto un’eccessiva ‘disformità’ dei frutti (per dimensioni e forma), e confermando anche di essere le più tardive nel raggiungere la maturazione commerciale.

Tra gli aspetti qualitativi rilevati, l’autore evidenzia anche che il ‘Gialletto brindisino’ raggiunse lo spessore della polpa più alto, mentre il ‘Locale di Laterza’ l’indice rifrattometrico tra i più elevati. Tuttavia, il giudizio sulle caratteristiche organolettiche di queste tre cultivar non fu tra i più favorevoli a confronto con quello delle cultivar commerciali. In una tabella dell’articolo sono sintetizzate le principali caratteristiche morfologiche dei frutti di tutte le cultivar a confronto: di seguito ne riportiamo sinteticamente un estratto con riferimento alle tre cultivar locali di interesse.

 

Principali caratteristiche morfologiche dei frutti delle tre varietà locali (estratto da Bianco, 1964).

CultivarFormaColoreRezzaturaCostolaturaLunghezza (cm)Larghezza (cm)
Gialletto brindisinoOvaleGialloAssenteAssente15,812,8
Locale di LaterzaOvaleBiancoAssenteAssente15,114,8
Locale di MottolaOvaleVerde-chiaroAssenteAssente14,914,1

Tabella estratta dalla pubblicazione del prof. Bianco (1964), in cui sono riportate le principali caratteristiche morfologiche delle varietà a confronto.

A cura della cooperativa AGRIS

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