Approfondimenti e curiosità sul melone “Cantalupo” di Apricena

L’Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR) del CNR di Bari ha approfondito le indagini sul melone di Apricena. Nonostante sia considerato da agricoltori e consumatori locali un melone “Cantalupo” (Cucumis melo var. cantalupo), la buccia rugosa e retata farebbe pensare ad un melone reticolato (C. melo var. reticulatus). Tuttavia, spesso comunemente il nome “Cantalupo” viene utilizzato per entrambe le varietà botaniche. L’estate scorsa, il 26 luglio 2016, l’associazione Movidaunia Apricena ha organizzato la prima edizione della Sagra dell’Anguria e del Melone Cantalupo, patrocinata dal comune di Apricena come pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, da locandine, dalle migliaia di brochures diffuse con dei semini del melone Cantalupo di Apricena inseriti all’interno. L’evento, ben riuscito e molto partecipato, ha previsto degli spettacoli musicali, giochi, degustazioni e interventi culturali.

Abbiamo raggiunto chi, in questo contesto, ha relazionato sulla storia e la qualità del melone cantalupo, facendo emergere stupefacenti curiosità. Martino Nazario Specchiulli racconta che il melone di Apricena era probabilmente una varietà di ibrido americano giunto lì al seguito delle truppe Americane stanziate in Capitanata durante la seconda guerra mondiale. Ad Apricena, infatti, nella masseria “La Torretta” di proprietà del nonno omonimo del sig. Specchiulli, Martino ricorda che c’era un reparto di guide-scout o esploratori Pellerossa che aveva il compito di individuare i luoghi idonei alla realizzazione di aeroporti. Proprio i Pellerossa hanno portato e lasciato i semi piccoli e oblunghi di questi meloni ‘Cantaloupe’, tondeggianti, retati, dal profumo intenso già a maturazione non completa e del peso oscillante intorno al chilo (800-1.200 g). Raccolti un po’ precocemente, i Cantalupi di Apricena venivano conservati e la maturazione procedeva ancora dopo la raccolta. La coltivazione non irrigua dell’epoca e il caldo sole esaltavano il profumo della polpa. Nelle serate d’estate il paese si riempiva dell’odore dei cantalupi portato dalle folate della brezza e qualcuno trasse dal nome la leggenda che questo profumo avesse il potere di ipnotizzare i lupi (“incanta lupo”). Secondo il sig. Specchiulli, il seme originario potrebbe essere andato perso, a causa della produzione intensiva che si adottò a partire dalla fine degli anni ’60 e dell’impiego dell’irrigazione, che favorirono altri meloni costolati. Tuttavia, qualche anziano del posto potrebbe conservare ancora gelosamente il seme dell’antico Cantalupo di Apricena.

Il presidente di Movidaunia Ciro Violano ha confermato la presenza dei Pellerossa ad Apricena proprio presso l’antico monastero in contrada san Giovanni in Piano e ricorda che la sagra si era già tenuta ad Apricena negli anni ’80 (del 1900), a cura della sede sport Italia di cui suo papà era componente. Come documento dell’epoca, ci rimane l’antica poesia ‘la sument, l’amor e l’ort’ di Lillino (Michele) Tantimonaco.

A carnevale 2017, Matteo Rendina, grande artefice della Sagra dell’Anguria e del Melone Cantalupo e collaboratore di “Gargano e Daunia”, ci ha inviato la foto di un carro allegorico, realizzato dai soci di Movidaunia, che raffigura un grande pupo in cartapesta, Dragon Ball nella leggenda delle sette sfere. Una delle sfere è il melone cantalupo in cartapesta.

In collaborazione con Gabriella Sonnante e Salvatore Cifarelli

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