Andiamo a trovare Assunta e suo marito Antonio in una calda mattina di sole grazie a Tiziana, la nostra informatrice su Nardò: Assuntina, ci dice, oltre ad essere un pozzo di conoscenza, è anche una signora molto disponibile.
Assunta e Antonio ci accolgono come amici di vecchia data e, mentre sorseggiamo un caffè, rispondono a tutte le nostre curiosità con precisione e puntualità. Il motivo principale per cui ci rivolgiamo a loro è la ricerca di una varietà di pomodoro tipica del territorio neretino, storicamente votato all’agricoltura e, in particolare, all’orticoltura e alla produzione di meloni e angurie.
Assuntina ci racconta che qui effettivamente si produceva una varietà pomodoro: suo padre, coltivatore diretto, ne coltivava tanti, che poi smerciava sul mercato locale. Li produceva in zona S. Isidoro, vicino al mare, dove esistevano i pozzi che ne permettevano una minima irrigazione. Minima, perchè questo pomodoro si produce in seccagno, ed è questa una caratteristica estremente interessante. Tuttavia, per crescere bene senz’acqua, ha bisogno di un terreno drenante, come quello di “Zona Dama”, dove tuttora il fratello di Assuntina continua a coltivarlo. Il padre di Assunta soleva proteggere le giovani piantine appena messe a dimora con dei rametti di timo, che nella zona cresce rigoglioso e spontaneo, per evitare che il vento le spezzasse e il troppo sole le avvizzisse.
A Nardò si festeggia San Gregorio Armeno, a febbraio, ed è proprio questa stazione calendariale a indicare il periodo ottimale in cui il pomodoro neretino va seminato e, dopo il trapianto che si effettua all’incirca a marzo, è pronto per essere raccolto intorno a luglio.
Chiediamo quali sono alcune caratteristiche di questo pomodoro: pare che possa essere sia completamente tondo oppure presentare anche “la punta”; ricco di semi, resiste molto al caldo. La produzione è minore, ad esempio, del tombolino ma «quello ha bisogno di un sacco di cure!» – ci dice Assunta.
Lei e suo marito Antonio continuano ad andare in campagna e a coltivare pomodori sia estivi che invernali. Ci dicono che entrambi vanno rincalzati per ottimizzare la crescita e la resa della pianta: quelli estivi si rincalzano quando cominiciano a formare i fiori, quelli invernali non appena la pianta «comincia a star su ben dritta sullo stelo».
Come ultima domanda chiediamo di altre colture tradizonali come la famosa Anguria di Nardò, verde scuro fuori e rosso fiammeggiante dentro, oramai introvabile. Purtroppo nemmeno loro sanno fornirci molte informazioni riguardo questa varietà che ricerchiamo ormai da tempo senza successo.
Salutiamo Assunta e Antonio ringraziandoli del prezioso contributo e della grandissima disponibilità e gentilezza.



Fate un lavoro davvero importante. Vi ringrazio per questo bellissimo progetto perché ci fa sperare che il futuro possa promettentci qualcosa di meglio del TTIP.
Grazie. Continua a seguirci.
Grazie per tutto quello che fate..e grazie a coloro che ogni giorno con tanta fatica mantengono in VITA queste colture preziose. Ancora grazie!