Coltivazione del cavolo riccio per l’arricchimento in iodio

Sono disponibili i primi risultati relativi alla coltivazione del cavolo riccio (Brassica oleracea L. var. acephala) in serra con sistema senza suolo, nell’ambito della prova sperimentale condotta presso l’azienda sperimentale La Noria del CNR-ISPA.

L’obiettivo della prova sperimentale è stato quello di verificare la possibilità di assorbimento e di accumulo dello ione iodato somministrato in soluzione nutritiva, sia nel cavolo riccio, sia in altre tre brassicacee: cima di rapa (Brassica rapa L.), mizuna (Brassica juncea  L.) e senape rossa (Brassica rapa var. juncea). A tale scopo, le piante sono state allevate in condizioni ottimali, relativamente a disponibilità di acqua e nutrienti, oltre che di luce, pH e conducibilità elettrica della soluzione nutritiva.

Il cavolo riccio è risultato la specie a più lento accrescimento, dato che al momento della raccolta aveva un peso fresco totale della pianta pari a un terzo o poco più di quello misurato negli altri genotipi. Di contro, la consistenza dei tessuti fogliari e dello stelo è risultata sensibilmente più alta rispetto agli altri genotipi, soprattutto rispetto a mizuna e senape (9,3 vs 6,0 g/100 g pf). Allo stesso tempo è stata la specie con il più basso accumulo di iodio (circa metà di quanto rilevato in media nelle altre specie – 22 µg/100 g pf) e il più alto accumulo di nitrato (fino a 4.000 mg/kg di pf). L’analisi statistica dei dati indicherà se c’è correlazione tra i due ioni.

 

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