Locale di Mola

Crescevano i carciofi a Mola

È dimostrato che gli ecosistemi con maggior numero di specie si conservano meglio. Le specie che hanno elevata variabilità intraspecifica rispondono meglio agli stress. La biodiversità è quindi necessaria per il mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi.

In letteratura, quando si vuole fare un esempio emblematico della pericolosità della perdita di biodiversità si ricorda che la peronospora della patata causò due milioni di morti in Irlanda. Qui però voglio segnalare cosa è successo solo pochi anni fa a Mola di Bari. Ma, giacché ci siamo, ricordiamo prima il caso storico della patata.

Nel 1846 la peronospora della patata, allora fondamentale fonte di cibo per la popolazione, causò due milioni di morti in Irlanda. Le coltivazioni di patata, moltiplicate per via vegetativa da un pool genico ristretto introdotto dal Sud America, furono interamente distrutte dalla Phytophtora infestans, fungo anch’esso di origine esotica (Messico). Moltissimi furono i danni e la carestia ebbe il sopravvento, perché la patata rappresentava la fonte di reddito e l’alimento principali degli Irlandesi. Per questo molti Irlandesi furono costretti ad emigrare in altri paesi, soprattutto negli Stati Uniti d’America.

Fino al 1950, in Puglia la coltivazione del carciofo era concentrata per circa il 50% nelle campagne di Mola di Bari. Furono i molesi a portare il carciofo a Foggia e a Brindisi, le due provincia più importanti in Italia per la produzione di carciofo. All’inizio degli anni Ottanta, la produzione di carciofo pugliese rappresentava un terzo della superficie e ben il 46% della produzione italiana. All’epoca, i carciofi pugliesi venivano prodotti per il 60% a Foggia, per il 24% a Brindisi e per il 14% a Mola, che comprendeva quasi tutta la produzione della provincia di Bari. La coltivazione del carciofo a Mola era stimata fra 1.500 e 2.000 ha, pari a oltre un terzo della superficie agraria utilizzata del comune. Purtroppo, gli attacchi sempre più gravi di avvizzimento da Verticillium dahliae avviarono un inarrestabile declino tanto che nel giro di un decennio si ebbe la quasi scomparsa del carciofo dal territorio molese. Le cause? Ne scriveremo in un prossimo articolo, perché anche questo fa parte dell’agrobiodiversità.

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