C’erano piante di cappero dappertutto. Pendenti o adagiate sulla roccia, tra origano e mentuccia sel…


C’erano piante di cappero dappertutto. Pendenti o adagiate sulla roccia, tra origano e mentuccia selvatici, fin sulla spiaggia.
Mia madre ne prendeva di varia misura, mai troppo grandi. (…) Tornati a casa provvedeva a separare quelli piccoli dai grandi, i capperoni, un po’ meno buoni ma sempre utili da mangiare. Li lavava dalla polvere e dopo averli fatti asciugare li cospargeva con sale grosso marino in un capace recipiente e li mescolava periodicamente. Nei giorni di cura i capperi perdevano l’acqua di vegetazione che unendosi al sale formava la salamoia, scolata per la maggior quantità e aggiunta in piccoli dosi, insieme ad una spruzzata di aceto, nella successiva fase di conservazione per evitare che il cappero si disidratasse.

Le foto sono di Antonella Berlen, autrice anche del testo qui riprodotto e tratto dal suo blog “E’ tempo di…” che ospitiamo nel sito www.biodiversitapuglia.it




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