Fino agli anni Ottanta del secolo scorso, in Puglia, la coltivazione del carciofo aveva come punto di riferimento Mola di Bari. Oggi non è più così ma il grande merito degli agricoltori molesi è stato quello di aver diffuso la coltivazione del carciofo in altre aree irrigue pugliesi (come Foggia e Brindisi) nonché nel Metapontino, in Basilicata, dove ancor oggi si coltiva prevalentemente l’ecotipo portato dai molesi ed allora conosciuto unicamente con il nome Locale di Mola.
Recentemente, il Carciofo di Mola è stato inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali in virtù della sua tradizionalità di produzione attestata, oltre che da una conoscenza orale che si tramanda di generazione in generazione, anche da inconfutabili prove documentali risalenti ad oltre 25 anni fa. Basti pensare alle diverse pubblicazioni scientifiche ed articoli di quotidiani che tra la fine degli anni ’60 e gli inizi anni ’70 ci fanno capire l’importanza del Carciofo di Mola in tale periodo. C’è poi il fascino che trasuda dalle foto che ritraggono le storiche sagre e mostre sul Carciofo “made in Mola”.



