Fino alla metà del secolo scorso gli orti urbani sono stati la prima fonte di ortaggi per le popolazioni locali della Puglia, sia per la maggiore disponibilità di risorse in prossimità delle aree urbane, sia per altri aspetti positivi: basti pensare al vantaggio di non dover trascorrere molto tempo per recarsi dalla propria abitazione al “luogo di lavoro”.
Tuttavia, negli ultimi anni gli orti urbani sono stati progressivamente sostituti da edifici ed altre infrastrutture per uso residenziale ed industriale, mentre gli ortaggi odierni sono primariamente il frutto di coltivazioni intensive e specializzate, praticate ben al di fuori del contesto urbano. La scomparsa degli orti urbani è inevitabilmente correlata all’erosione genetica dell’agro-biodiversità, nonché alla perdita di tecniche tradizionali di orticoltura.
Per evitare questo è possibile adottare un approccio rivoluzionario basato sul metodo partecipativo, coinvolgendo la comunità locale mediante la creazione di una rete sociale.
E ciò che viene proposto nell’articolo “The evolution of urban gardens in Puglia into a revolutionary multifunctional context” (L’evoluzione degli orti urbani in Puglia all’interno di un rivoluzionario contesto multifunzionale), pubblicato negli atti (che si possono scaricare) della seconda conferenza internazionale “Agriculture in an Urbanizing Society” dal titolo “Reconnetting Agriculture and Food Chains to Societal Needs”, che si è tenuta a Roma dal 14 al 17 settembre 2015” (https://biodiversitapuglia.it/backend/librerie/php/servifile.php?id=13386).
L’articolo propone come caso studio gli orti urbani di Ostuni, i quali, a fronte di un concreto rischio di perdita totale, sono stati recuperati con nuove prospettive ed assumendo anche nuove funzioni sociali.




Trovo che l’adozione a quel contesto di modalità partecipative sia una prospettiva molto interessante! Complimenti
Molto interessante. Ottimo modello da proporre!!
Ivano Pacucci
scusami quando state aperti x acquistare direttamente??
riappropriarsi del senso della vita