Ma secondo voi è giusto che una nuova varietà, ottenuta magari con tecniche essenzialmente biologiche, ad esempio per incrocio e/o selezione, possa essere brevettata?
È già successo. La convenzione europea sui brevetti esclude la brevettabilità di “varietà di piante o animali o procedimenti essenzialmente biologici per la produzione di piante e animali” ma la Camera allargata di appello dell’European Patent Office, chiamata ad esprimersi nei procedimenti di ricorso contro i brevetti rilasciati nei primi anni 2000 a una varietà di cavolo broccolo ed una di pomodoro, il 25 marzo scorso, ha sancito che dalla brevettazione sono esclusi i procedimenti biologici ma non il loro risultato, cioè le nuove varietà.
Alcuni sostengono che questa decisione aiuterà gli scienziati ad ottenere gli investimenti necessari per mettere a disposizione dei consumatori le loro innovazioni, altri, invece, ritengono che tutto ciò che è biologico, naturale non si deve brevettare, non deve essere finalizzato ad un ritorno meramente economico. Biodiversità è profitto o libertà?


Tutta la ricerca e quindi anche quella genetica è largamente cofinanziata da enti pubblici o privati e società vivaistiche o sementiere. Senza brevetti non c’è ritorno economico e quindi non c’è innovazione.
Fare miglioramento varietale costa tempo e denaro. Senza ritorno economico non investirebbe nessuno, neppure il Pubblico.