“Non farti infinocchiare” ossia non farti imbrogliare. Questa espressione deriva da un’antica usanz…


“Non farti infinocchiare” ossia non farti imbrogliare.
Questa espressione deriva da un’antica usanza romana di aggiungere semi di finocchio selvatico in vini di cattivo gusto che così passavano per buoni. La forte componente aromatica della specie è nota infatti per alterare aromi e gusti.
In alcune zone del leccese ancora oggi, nelle famiglie contadine, per evitare di buttare vino, si utilizzano steli di finocchio selvatico come cannuccia.
Nel linguaggio dei fiori, il finocchio selvatico indica forza. Ai gladiatori vincenti, non a caso, venivano servite vivande a base di finocchio selvatico. I Romani avevano iniziato a coltivarlo come spezia, medicina e ortaggio da foglia (per i grumoli, la parte edule del finocchio che siamo abituati a consumare oggi, dobbiamo aspettare il XVI secolo). Plinio il Vecchio (I sec d.C.), gustoso appassionato della specie, ne descrive addirittura 22 preparazioni. Tra queste una gustosa confettura di finocchio selvatico…








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