Oggi ripetiamo un esperimento che abbiamo fatto due anni fa. Ma questa volta non buttiamo niente…
Abbiamo acquistato dal fruttivendolo 1.200 g di cime di rapa. Nel selezionare la parte da cucinare con le orecchiette abbiamo dovuto allontanare e buttare 750 g di foglie e steli. Quindi, abbiamo utilizzato solo il 38% di ciò che abbiamo comprato. È come se le cime di rapa ci fossero costate tre volte di più di quanto le abbiamo pagate… Senza contare i costi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti…
Ma perché eliminare tutte le foglie grandi oltre quelle più esterne e rovinate? Si possono utilizzare. Prendetele, sfibrate le costole, tagliatele in più parti, lavatele accuratamente e mettetele a stufare a fuoco lento e moderato nella loro acqua in una capace pentola di cotto, su un letto abbondante di cipolla, colorato da pochi pomodorini al filo, uno spicchio d’aglio, una foglia di alloro, poco sale, olio e peperoncino: «In quel cuocere senza tempo, mentre il vapore profumato fugge sbuffando, la verdura ha tutto il tempo di scambiare gli umori con i suoi compagni di pentola e trasformarsi in uno tra i più saporiti e magici piatti di verdura mai creati.» (https://biodiversitapuglia.it/un-panino-farcito-con-le-cime-di-rapa/)


Faccio sempre così !
Io faccio la soupe de fânes de… cim’ d’ rap’: classica ricetta francese che si fa con le foglie dei ravanelli. Basta preparare una vellutata con latte o panna e aromi a piacere con gli “scarti”. Piace molto! Ed è sicuramente salutare 😉
Pulire la verdura recuperando anche gambi, fogliazzone ed eventuale acqua di cottura, pensavo di essere avara e perditempo. Invece, è questo il modo da adeguare ai propri ritmi : basta saltare all’indietro esempio e insegnamenti della generazione caduta a corpo morto nel benessere modello “Secondo Dopoguerra”.
Nella mia famiglia contadina le foglie esterne che non venivano utilizzate per cucinare le orecchiette con le cime di rapa venivano stufate e condite con i fagioli, insaporendoli tutti insieme in un ultimo bollo di cottura. Rape e fagioli, condito con olio evo a crudo è, infatti, un piatto della tradizione…
Dalle parti più esterne e coriacee sbollentate appena, poi stufate a fuoco lento con gli aromi di gradimento (io ci metto aglio rosso, pomodorini regina e abbondante peperoncino, poche olive celline denocciolate alla concia), si può fare un ottimo paté di rape da spalmare sulle bruschette di pane di grano duro antico macinato a pietra. Si fermano gli orologi! :-)
ho visto un cuoco, collaboratore del dott. Berrino, che schiacciava con il fondo del bicchiere i gambi delle rape, per poi tagliargli a pezzi piccoli, ho provato e ho ridotto moltissimo lo spreco, ma sicuramente proverò a stufare le parti più dure come avete consigliato! ;-)
Le foglie piu’ grandi sono ottime con la salsiccia!
Anche noi, a Brindisi, mettiamo a stufare le grandi foglie esterne e i gambi sfibrati ma secondo questa ricetta che proviene dalla nonna: metterle sul fuoco senza acqua , direttamente dalla coppa dove sono state lavate. Appena cominciano ad ammaccarsi aggiungere olio EVO, aglio, alloro e peperoncino, a fuoco basso, fino ad ultimare la cottura. DELIZIOSE!
Ma domani proverò la ricetta da voi suggerita. Ciao e Grazie.