Questo bellissimo dipinto di Carlo Levi è lungo più di 20 metri ed è esposto a Palazzo Lanfranchi, sede del Museo nazionale d’arte medievale e moderna, a Matera.
Il dipinto, commissionato dal Comitato per le Celebrazioni del Centenario dell’Unità d’Italia, rappresentò la Basilicata alla mostra “Italia ’61” inaugurata a Torino il 6 maggio 1961.
Carlo Levi dedica l’opera, divisa in tre scene, a Rocco Scotellaro, per sancire il suo legame di “fratellanza” con l’intellettuale lucano, e lo dipinge al centro della tela, fanciullo, oracolo della sua stessa vita, con lo sguardo fiero e sorridente, consapevole delle speranze che la comunità riporrà in lui.
La dimensione pubblica della vita scorre tra il corteo dei contadini che risale dalle argille aride e desolate e la piazza, vissuta da soli uomini catalizzati da Rocco, sindaco di Tricarico, che recita le sue poesie, chiarisce le sue idee, incita a rompere l’apatia di chi guarda sgomento un orizzonte disilluso e rassegnato.
La platea è composta da contadini, con le facce arse dal sole ma pronti a percepire l’anelito del suo messaggio di riscatto, con la stessa attenzione degli intellettuali e dei poeti Umberto Saba, Michele Parrella, Pietro Pannarella, Carlo Muscetta, Rocco Mazzarone e Levi stesso, che con loro si fondono in una unica ideale orgogliosa comunità.
Testimoni della scena i padri della Lucania post-Risorgimentale, Giuseppe Zanardelli, Francesco Saverio Nitti, Giustino Fortunato, Guido Dorso che, affacciati alla finestra della casa sulla macelleria, legittimano il sogno del ‘poeta della libertà contadina’ e lo consegnano alla Storia. Sulla porta della macelleria, campeggia l’iscrizione D.D.T. 15-4-61 che data l’opera e, al tempo stesso, ricorda la marcatura dei luoghi disinfestati chimicamente per liberarli dalla ‘mala aria’.
Alla scena della vita civica della piazza si collega la vita del vicinato, luogo delle relazioni sociali e del lavoro domestico.
All’interno della grotta, dal cui fondo compare l’asino, unico bene della famiglia, dormono ammassati quindici bambini; dalla volta del lamione penzola, unica parvenza di attenzione sanitaria, il nastro colorato della carta moschicida.
Nel ‘Lamento su Rocco’ la pittura di Carlo Levi tocca l’apice del lirismo. In contrapposizione al ‘Comizio’, un circolo di sole donne distrutte dal dolore piangono la morte di un uomo giovane e giusto.
Due madri, a sottolineare ancora la condivisione di idee e la fratellanza, Annetta Treves, madre di Levi, e Francesca Armento madre di Rocco, raggomitolata ai suoi piedi, lo piangono sul letto di morte e ‘cantano’ la sua vita alle donne che le attorniano, tra cui Linuccia Saba e Mimma Trucco impietrite dal dolore, e due bambine dal viso dolcissimo, Anna e Marina Rossi Doria.
Fonte: http://www.artibasilicata.beniculturali.it/index.php?it/171/lucania-61










Bellissimo anche questo testo di presentazione.