Se siete al mare, guardatevi intorno. Il suo nome scientifico è Crithmum maritimum L., ma numerosi a…


Se siete al mare, guardatevi intorno. Il suo nome scientifico è Crithmum maritimum L., ma numerosi appellativi vengono comunemente utilizzati per indicare questa pianta spontanea tipica dei litorali: erba di San Pietro, finocchio marino, critmo, frangisassi, erba di mare, ecc. I vari nomi derivano dal suo habitat costiero, strettamente legato alla vita dei pescatori e, quindi, anche al loro Santo protettore.

Si raccoglie da primavera fino all’autunno; ai fini alimentari si utilizzano foglie, piccioli e giovani germogli. Presenta un buon contenuto di minerali (in particolare calcio), antiossidanti, acidi grassi essenziali e vitamina C. Soprattutto per quest’ultima prerogativa, il finocchio marino era molto apprezzato dai marinai, poiché consentiva loro di prevenire lo scorbuto durante le lunghe traversate che non permettevano il consumo di ortaggi e frutta fresca.

Le foglie fresche di finocchio marino hanno un gusto sapido, per l’elevata presenza di sodio, ed un aroma misto tra finocchio, sedano e scorza di agrumi verdi, con un leggerissimo retrogusto piccante. Si tratta di un ortaggio utilizzabile sia crudo, per arricchire insalate o per aromatizzare salse, piatti a base di carne, pesce e uova, sia cotto, per preparare conserve sott’olio o sott’aceto, minestre e contorni o per farcire panini.

In Puglia il finocchio marino viene utilizzato nella cucina tradizionale per preparare “critmi e menta”. La ricetta prevede di lessare il finocchio marino in acqua e, dopo averlo scolato, di sistemarlo a strati in una pirofila, intercalandolo con una spruzzata di aceto, pangrattato, olio e menta; prima di servirlo si lascia riposare qualche minuto.

Per saperne di più: https://biodiversitapuglia.it/finocchio-dei-marinai/






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