Tra le conserve fatte in casa che un po’ tutti consumiamo, va segnalata la “pric o prac”, una conser…


Tra le conserve fatte in casa che un po’ tutti consumiamo, va segnalata la “pric o prac”, una conserva a base di peperoni tipica della cucina tradizionale pugliese. Il suo singolare nome non è altro che l’onomatopea del suono che producono le forbici mentre tagliano i peperoni a pezzettini, o a listarelle, appunto “pric, prac”.
La produzione e il consumo di questa conserva, storicamente diffusa a Molfetta e a Giovinazzo (che se ne contendono la paternità), nascono dall’esigenza di conservare gli ortaggi disponibili in abbondanza nella stagione estiva per farne scorta in vista dell’inverno, in nome di una cucina semplice e genuina che anticamente si basava sui soli frutti della terra, spesso gli unici disponibili a buon mercato.
Solitamente è il tardo periodo estivo il più indicato per la produzione della “pric o prac”, proprio perché tra le tante varietà esistenti, i peperoni di fine stagione sono i più carnosi e un po’ meno acquosi.
A Martina Franca (e in altri comuni della Valle d’Itria) si prepara e consuma la stessa conserva; solo che lì la chiamano “plic e plac”.





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3 Commenti su “Tra le conserve fatte in casa che un po’ tutti consumiamo, va segnalata la “pric o prac”, una conser…”

  1. Mi dispiace,la vera pric o praco molfettese non si cuoce,,si prepara rigorosamente cruda,lho vista sempre fare a mia madre,molfettese doc.io purtroppo non lho mai fatta ma se cercate in faceb.guido tridente,mio cognato,in quel di bergamo continua da anni ad onorare la tradizione preparando barattoli saporitissimi che regala a tutti

  2. È vero, neanche mia madre la cuoceva, tagliava i peperoni, ci metteva il sale e lasciava sotto peso per eliminare l’acqua, dopo in olio con aglio, prezzemolo e peperoncino

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