I meloni di inverno

Il melone appartiene alla specie Cucumis melo L.. Si riconoscono in questa specie sette varietà botaniche, tra queste la varietà inodorus Naud..
I meloni appartenenti a questa varietà botanica vengono denominati anche “meloni di inverno” per la possibilità di essere conservati per un lungo periodo ed avere così a disposizione frutta fresca per tutto l’inverno. Nell’Italia meridionale questa era una consuetudine fino a qualche decennio fa, quando non erano disponibili frutti fuori stagione o importati dall’altro emisfero.
Per riuscire a conservare i peponidi così a lungo questi dovevano essere raccolti (10-20 giorni) prima della completa maturazione.
I meloni d’inverno possono superare i 40 cm di lunghezza ed i 25 cm di diametro; le forme sono le più diverse, mentre il peso può superare anche gli 8 kg, anche se generalmente oscilla tra 1,5 e 4 kg. L’epicarpo può essere di colore bianco-latte, giallo e verde con tutte le tonalità, macchiettato o striato. Può essere liscio o corrugato, solcato longitudinalmente più o meno profondamente e presentare screpolature o un reticolo suberoso (Bianco, 1990).

La Puglia presentava in passato numerose popolazioni locali appartenenti a questa varietà botanica. Ad esempio, Rognoso verde scuro, Brindisino grosso o barlettano, Fedde fedde, Rognoso bianco, Morettino, Morettino a fasce o costoluto, Brindisino allungato o spagnolo, Brindisino a fasce o costoluto, Rognoso bianco grosso, Sementina pregiata, Brindisino sub-sferico, Rognoso verde scuro grosso, Rognoso bianco piccolo, Brindisino di Castellaneta, Locale di Laterza, Macchiettato, Melone di Gallipoli, Invernale di Morciano di Leuca, Rognoso giallo, Puppeti, Locale di Castellaneta, Melone Gicondi, Gelato d’inverno, Melone tondo, Locale di Carovigno, Fior di fava (Bianco, 1979).

A cura di Donato Buttaro

Bibliografia

Bianco V.V., 1979. La coltura del melone nell’Italia meridionale. Atti Convegno “La coltura del melone in Italia”. Verona, 73-80.

Bianco V.V., 1990. Melone. In: Orticoltura (a cura di Bianco V.V. e Pimpini F.), Patron Editore, Bologna, 564-609.

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