I “sfrattachiante”

Il massimo dell’affronto che un contadino del posto può fare a una donna molese, produttrice da decenni di salsa di pomodoro altamente selezionata consiste nel rifilargli “sfrattachiante” (universalmente noti come il prodotto di seconda scelta che rimane alla pianta dopo il primo, il secondo, il terzo frutto).

L’ultimo pomodoro presente prima della macinatura del campo.

E a nulla valgono le spiegazioni del contadino, tese a rivalutare il sapore, la ricchezza nutritiva, la storia di quei poveri, piccoli, parenti di terza o quarta generazione del capostipite ormai completamente andato, e che, essendo l’ultimo frutto prima della macinatura del campo, dovrebbe meritare il massimo rispetto.

Ricordo ancora gli adulti contestare animatamente il prodotto mentre io guardavo amichevolmente quei pomodori più piccoli, sbiaditi, dalla buccia un po’ più dura, con delle aree chiare sfioranti il paglierino e ogni tanto un piccolo callo nero alla punta e pensavo alla fatica di cui si era sobbarcato il povero contadino per raggiungere il peso richiesto.

Raccogliere pomodori è faticoso, raccoglierne tre quintali e mezzo, in buona parte “sfrattachiante” è a dir poco eroico.
In ogni caso era fine agosto, avevamo prolungato la nostra vacanza sul Gargano, i pomodori latitavano e nonostante le minacce della Capo Salsa di rimandare tutto indietro, dopo lunghe, vivaci e pittoresche trattative, a fronte di un dignitoso sconto, abbiamo accolto e trasformato in salsa quei bistrattati “sfrattachiante”*.

La “resa”, il rapporto in peso tra la quantità iniziale a prodotto intero e quella trasformata in salsa in quegli anni non è stata alta, ma il sapore e la consistenza di quella salsa, come del resto aveva anticipato e garantito il contadino, a dir poco eccezionali!

*N.B. Nel Vocabolario etimologico illustrato del dialetto molese (Abatangelo-Palumbo), il termine “sfrattachiante” non è presente.

4.continua

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