Introduzione alla biodiversità (seconda parte)

Questa è la seconda parte dell’intervento che il coordinatore del progetto BiodiverSO ha scritto per presentare l’Almanacco BiodiverSO.

Mentre il mondo cerca ancora la strada giusta per costruire un futuro di vita in armonia con la natura, la continua crescita di popolazione (le ultime stime indicano che saremo 9.725.000 nel 2050) si appalesa come una sfida importante per il raggiungimento della sicurezza alimentare e nutrizionale. Soddisfare le esigenze di questo aumento della popolazione, superando le carenze nella produzione alimentare e garantire che i prodotti disponibili raggiungano le persone bisognose sono le principali sfide per l’agricoltura mondiale.

Queste sfide devono essere soddisfatte in modo sostenibile e tale da garantire la disponibilità di risorse per le generazioni future. Allo stesso tempo, l’agricoltura deve affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, che incrementeranno gli eventi meteorologici estremi, inondazioni o siccità, aumentare l’efficienza d’uso dell’acqua, competendo con altri settori per questa importante risorsa, fronteggiare la perdita di terreno produttivo, contendendo i terreni disponibili all’urbanizzazione, far fronte alla continua migrazione della popolazione dalle zone rurali alle aree urbane.

Proprio alla luce di queste molteplici sfide alla sicurezza alimentare, occorre maggiore diversità all’interno dei sistemi agricoli.

Basarsi su non di più di 82 specie coltivate per fornire il 90% dell’energia consumata dagli esseri umani, e addirittura su appena quattro specie (riso, frumento, mais e patata) per ottenere il 60% dell’apporto energetico alimentare mondiale, è irresponsabile e certamente superfluo, poiché disponiamo di almeno 12.650 specie di piante commestibili (e circa 7.000 specie che sono state utilizzate nel tempo in misura significativa dagli esseri umani).

Una ricerca dell’International Center for Tropical Agriculture ha recentemente segnalato che le varietà coltivate nel mondo, e quindi la dieta, stanno diventando troppo uniformi per adattarsi alle esigenze dell’agricoltura industriale che dovrà sfamare i 9-10 miliardi di persone che affolleranno il Pianeta nel 2050.

Le diete dei diversi Paesi stanno diventando sempre più simili, guadagnando in calorie, proteine e grassi, a discapito delle colture locali e regionali, che sono diventate più marginali.

Negli ultimi 50 anni, la diversità delle specie coltivate è diminuita del 36%. Il 97% delle nazioni si alimenta con il grano. Il 90% dei paesi si nutre con il riso e il 74% usa prodotti un tempo “esotici” come la soia o l’olio di palma. Questa uniformità rende la produzione più vulnerabile a epidemie e cambiamenti climatici, e sempre più insalubre la dieta che, nelle fasce più povere, si basa su questi alimenti economici, ricchi in calorie, ma poveri di nutrienti, con il conseguente boom di obesità e diabete.

Anche per tutte queste ragioni è importante recuperare l’uso delle varietà locali, oltre che per avere a disposizione una “scorta di geni” pronti per realizzare lavori di miglioramento genetico per resistere a malattie e clima ostile.

Il recupero e la valorizzazione delle varietà locali sono necessari per ripristinare le concentrazioni delle sostanze fitochimiche che c’erano in frutta e ortaggi prima di decenni di miglioramento genetico finalizzato ad ottenere parti di piante eduli più grandi, meno lignificate, meno astringenti e meno indigeste, che hanno portato ad impoverire notevolmente il cibo. Ne guadagnerebbe la nostra salute e il palato.

In Puglia, per fortuna, mangiamo sicuramente meglio di tanti altri luoghi dove prevale il fast food. Non c’è settimana in cui nella maggior parte delle famiglie pugliesi non si mangi un piatto a base di cime di rapa, cicorie o carciofi. E questa è la terza contraddizione da segnalare: nonostante siamo i principali produttori italiani di ortaggi, che vengono apprezzati in tutto il mondo, non abbiamo sviluppato sufficientemente le attività di ricerca e imprenditoriali per rafforzare il nostro sistema agroalimentare. Siamo in forte ritardo su conservazione, miglioramento genetico, produzione sementiera e valorizzazione delle risorse genetiche autoctone. Con il Progetto BiodiverSO abbiamo recuperato oltre 150 varietà locali; abbiamo definito la diversità genetica di numerose varietà ed accessioni; abbiamo risanato alcune varietà locali di carciofo; siamo riusciti a definire il profilo qualitativo di prodotti orticoli tipici e tradizionali. Abbiamo fatto solo un pezzo della strada che porta ad un futuro di vita in armonia con la natura.

Dopo queste considerazioni lo scrigno che hai tra le mani potrà sembrarti mezzo vuoto; io preferisco vederlo mezzo pieno…

  1. Fine

La prima parte dell’introduzione è qui.

Come citarle questo contributo: Santamaria P., 2015. Introduzione alla biodiversità. In: Accogli R., Conversa G., Ricciardi L., Sonnante G., Santamaria P.. Almanacco BiodiverSO. Biodiversità delle specie orticole della Puglia. Eco-logica editore, Bari, Italy, 7-10 .

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