La zucca, un patrimonio di biodiversità

La zucca rientra nel gruppo di ortaggi che caratterizzano i nostri orti, grazie alla sua facile coltivazione dovuta alla rusticità di questa pianta.

La zucca appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae, genere Cucurbita, ma si differenzia in diverse specie, tra cui le principali sono C. maxima e C. moschata. La sostanziale differenza tra le due specie consiste nella forma del frutto, infatti la maxima è caratterizzata dalla tipica forma tonda, “zucca di halloween”, che produce zucche di grande pezzatura, mentre la moschata ha una forma allungata o a clava. La C. moschata è una pianta meno resistente rispetto alla maxima, teme infatti terreni e climi umidi, ma tra i suoi pregi bisogna annoverare la maggior produzione di polpa, poiché a differenza della maxima il frutto è meno cavo.

Essendo una pianta monoica e caratterizzata da abbondanti fioriture, la possibilità che si creino degli incroci è molto alta. Questo fattore è accentuato dal fatto che l’impollinazione avviene tramite insetti pronubi addetti al trasporto del polline da un fiore all’altro della stessa pianta, ma nulla vieta loro di saltare da pianta a pianta, o addirittura tra due orti posizionati a poca distanza tra di loro. Molti sono infatti i casi in cui gli agricoltori rimangono sorpresi dal frutto maturo, poiché diverso da quello cui avevano ricavato il seme.  Gli insetti pronubi favoriscono la biodiversità, e lo dimostrano attraverso il lavoro che svolgono nelle campagne e negli orti del nostro territorio.

L’Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR) del CNR ha raccolto varietà locali sia di C. moschata che di C. maxima, durante le varie esplorazioni avvenute nel territorio della regione Puglia.

Tra i vari nomi locali, vogliamo citarne alcuni come la “Checozza genovesa”, coltivata sia nel leccese che nel foggiano, con piccole differenze dialettali nel nome locale, o il simpatico nome locale di “Cucuzza paccia”, coltivata a Supersano (LE), o ancora la Zucca di Gravina, la Zucca napoletana coltivata da un’azienda di Castellaneta (TA).

L’IBBR-CNR sta conducendo la seconda fase riguardante l’analisi morfo-agronomica del genere Cucurbita, sempre con l’ausilio delle schede descrittive riguardanti le due singole specie in considerazione. Il tutto è iniziato con la semina dei semi raccolti nella prima fase del Progetto, accompagnando la pianta durante tutte le fasi della sua crescita, in modo attento e scrupoloso. Particolare attenzione è stata prestata alla fase di allegagione dei frutti, impollinando manualmente i fiori femminili con i fiori maschili della stessa pianta, attraverso tecniche delicate, andando ad anticipare il lavoro degli insetti pronubi, al fine di evitare nuovi incroci nell’orto dell’IBBR.

 

In collaborazione con Paolo Direnzo e Antonio Quattromini

 

 

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