Le fave grandi di Castellana nel campo di Lillino

Aprile è il mese delle fave novelle, un ortaggio conosciuto da tempi remoti nella nostra regione. La fava, infatti, è stata una delle prime piante ad essere domesticata nel vicino oriente e le sue origini come pianta coltivata risalgono ad almeno 10.000 anni fa.

I baccelli delle fave sono molto grandi rispetto ad altre luguminose di uso comune e sono rivestiti all’interno di una soffice peluria che accoglie i semi. Per il consumo come seme fresco, le fave si mangiano crude, quando i semi sono piuttosto teneri, spesso passate nel sale e accompagnate dal pane. Quando il seme diventa più grande e comincia ad indurirsi, le fave vengono lessate in acqua e consumate con cicoria catalogna lessa, condite con abbondante olio extravergine di oliva. Un’altra preparazione tipica è ‘fave e cipolla’. Si fa appassire la cipolla nell’olio e poi si aggiungono le fave che si fanno cuocere aggiungendo un pochino di acqua. Un piatto semplice e nutriente della cultura Contadina pugliese.

A Castiglione, nell’agro di Conversano (BA), Lillino coltiva un’antica varietà locale la “Fava grande”, che gli fu donata oltre 20 anni fa da suo fratello agricoltore. Lillino, 87 anni, di Castellana Grotte, nella sua vita lavorativa non faceva l’agricolore, ma il mestiere lo aveva imparato da piccolo da suo padre, quando, in una famiglia di otto figli maschi, tutti dovevano darsi da fare fin dalla tenera età. E così racconta episodi di quando, a 12 anni, con il suo fratello minore, facevano ‘la guardia’ alle olive provvisoriamente conservate nei trulli in campagna prima della vendita. O di come preparavano le “rodd” (parcelle) per gli ortaggi estivi che a maturità si raccoglievano e si cucinavano sul posto, in campagna: il vero chilometro zero! E tutti i fratelli sapevano cucinare, non fosse altro che per dare una mano a quella famiglia di 10 persone, di cui nove maschi!

Ma tornando alle fave, la semina viene fatta in maniera scalare, in modo da assicurarsi il raccolto per un tempo più lungo. Se la produzione è sovrabbondante, dopo aver accontentato figli e amici, le fave fresche che restano si congelano e si utilizzano nei mesi successivi.

Alle piante vengono lasciati alcuni baccelli che andranno a maturazione e produrranno il seme secco. Le fave secche serviranno sia per la semina dell’anno successivo, sia per il consumo in cucina durante l’inverno. …ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo in un successivo episodio.

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2 Commenti su “Le fave grandi di Castellana nel campo di Lillino”

  1. Avatar
    Patricia A.Sonnante

    Grande Zio Lillino… Complimenti… continua cosí . Anche a papá Vito , tuo fratello ,piaceva coltivare, ha riuscito coltivare chiapperi sul terrazzo di un 5to piano a Buenos Aires che raccoglieva e regalava a i suoi amici. Una famiglia di agricoltri nati.

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      Anch’io ho usufruito dei chiapperi del Grande Vito . E posso confermare che la serra che aveva costruito nel quinto piano era fantastica!!!!!!

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