Le feste comandate della natura

Riprendo il discorso dell’importanza del tempo e dei cicli naturali (il ciclo dell’acqua, il ciclo delle stagioni, ecc.) per ricordare alcune ricorrenze religiose che fino a qualche decennio fa segnavano le epoche della semina e della raccolta di ortaggi e frutta: le feste comandate.

Il cavolo riccio (cole rizze, in dialetto) ha un legame particolare con la storia e la tradizione di Adelfia (dal greco adelphòs, che vuol dire “fratellanza” ed è un comune nato nel 1929 dalla fusione dei comuni di Canneto di Bari e Montrone). Qui il cavolo riccio è noto anche come “la pianta delle due feste”, perché ogni anno la raccolta comincia il giorno di San Trifone (il 10 novembre), in corrispondenza della festa patronale di Montrone, e finisce in occasione della Festa della Madonna della Stella di Canneto (il lunedì dell’Angelo), quando si prepara il “brodo di Pasqua” un piatto tradizionale a base di cavolo riccio, utilizzando in particolare i germogli con gli abbozzi di infiorescenze, chiamati “mimarole“.

A Valenzano (Bari) il ciclo colturale del cavolo riccio è legato a due festività religiose: la Madonna del Carmine (il 16 luglio), per la semina, e la Festa di Ognissanti, il 1° novembre, se si ricorre al trapianto. In quest’ultima data, nell’omonima fiera, venivano vendute le piantine e gli agricoltori si scambiavano i semi.

A Putignano (Bari) coltivano due tipi di “Cima nera”, un’antica varietà di cavolo broccolo. Il primo tipo, più precoce, è chiamato semplicemente “Cima nera”, il secondo, invece, è chiamato “Cima nera di marzo” (mese durante il quale generalmente avviene la raccolta) o “Cima nera di S. Giuseppe”, poiché anticamente l’ultima raccolta di tale tipologia di “Cima nera” coincideva con il giorno di San Giuseppe (19 marzo).

Emblematico è la storia della “Pestanaca giallo – viola di Sant’Ippazio”, una varietà locale di carota, coltivata quasi esclusivamente nel piccolo paese di Tiggiano, nella provincia di Lecce. La “Pestanaca di Sant’Ippazio” è una varietà sopravvissuta alla scomparsa grazie al legame che da sempre ha con la devozione popolare e la figura del Santo orientale di cui porta il nome. La “Pestanaca”, infatti, è la protagonista, ab immemorabili, della fiera del 19 gennaio (festa di Sant’Ippazio) che coincide con il periodo in cui l’ortaggio arriva a maturazione. Oltre che alla festa di Sant’Ippazio, la “Carota di Tiggiano” era ed è tutt’oggi associata alla celebrazione della Candelora a Specchia (2 febbraio) e a quella di San Biagio a Corsano (3 febbraio), tutti e due paesi vicini a quello di Tiggiano.

La “Catalogna bianca di Tricase” (Tricase è un comune in provincia di Lecce) è una varietà che garantiva il prodotto da ottobre sino ad aprile, perché si presta a colture scalari e, quindi, a raccolte scalari. Due date sono da ricordare per questa varietà locale di cicoria: la data della semina “de santu Paulu” (il giorno di San Pietro e Paolo) e quello del trapianto “da Madonna Assunta” (il giorno di ferragosto, dedicato alla Madonna dell’Assunta).

Un antico detto barese recita che “A San Giuanne, pigghie i chelumme e ammine nganne…”, ovvero “a San Giovanni prendi i fioroni e mangiali”.

La coincidenza delle operazioni colturali dei prodotti ortofrutticoli con le ricorrenze religiose era di grande aiuto nel sistema di trasmissione orale delle conoscenze e contribuiva in modo sostanziale a trasmettere conoscenze utili alla sopravvivenza.

Ricordo che mia nonna preparava il primo sugo a base di pomodori freschi a San Pietro…

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