I Marasciuoli nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT)

Con il termine “Marasciuolo” viene indicata la ruchetta violacea (Diplotaxis erucoides [L.] DC.) (sin. Sinapis erucoides L.). Appartiene alla famiglia delle Cruciferae (= Brassicaceae). Il nome del genere trae origine dal greco “diplos” = doppio e “taxis” = fila, per la disposizione dei semi nella siliqua in due file. Il nome specifico si riferisce alla somiglianza con le piante del genere Eruca.

Si tratta di una pianta erbacea annuale, alta 20-60 cm, con fusto verde, ramificato e provvisto di numerose foglie ovali allungate, che possono raggiungere i 15 cm di lunghezza, e radice fittonante.

I fiori, ermafroditi, contraddistinti da 4 petali bianchi (foto) con venature violacee, sono raccolti in infiorescenze a racemo, all’apice dello stelo fiorale in numero di 4 o 5, generalmente tutto il fiore diventa violetto alla fine dell’antesi. Nel Sud Italia, la D. erucoides è largamente presente in tutte le zone e in particolare lungo le coste, ma è più rara nelle zone interne e al di sopra dei 400 m sul livello del mare, anche se esistono alcune eccezioni.

La scheda predisposta da BiodiverSO per la Regione Puglia ai fini dell’inserimento nell’elenco dei PAT riporta, per questo prodotto, i termini “Marasciuli” o “Marasciuoli”, tuttavia sono presenti altri sinonimi e termini dialettali: Maraiole, Marasciule, Mariuoli, A rapodde, Cemescazziette, Cime de ciucce, Ruchetta violacea.

La raccolta di questa pianta spontanea viene eseguita a mano con o senza un coltello. Vengono selezionate le parti più tenere che poi vengono mondate e lavate ripetutamente per eliminare i residui terrosi. Tradizionalmente la si raccoglieva ai margini dei campi, tra le mura in rovina, nei pressi di edifici abbandonati e al riparo dal calpestio e dagli animali.

Ai fini delle prove documentali per comprovare l’adozione di regole tradizionali ed omogenee inerenti la lavorazione e conservazione per un periodo non inferiore ai 25 anni, nella scheda è riportata l’indicazione e la scansione digitalizzata di alcune pagine del testo di Francesco Della Martora (1846), intitolato “La Capitanata e le sue industrie sommariamente descritte” (Stabilimento della Minerva Sebezia, Napoli.). A pagina 132, l’autore, riporta il Marasciulo tra le “Erbe selvagge mangerecce”.

La scheda prosegue con un estratto della rivista “Il Foglietto” (LIX, fasc. 24, nuova serie), in cui l’autore Paolo Brunori cita i “marasciuoli” tra i prodotti ortofrutticoli della gastronomia pugliese nell’articolo “Dal Gargano l’invito del sud ai turisti della buona cucina” (23 giugno 1966).

Si riportano anche alcune pagine del libro “Puglia dalla terra alla tavola” (AA.VV., Editore Mario Adda, Bari) che descrivonodiverse ricette a base di “Marasciuoli/e” per diversi comuni pugliesi: a pag. 317 “marasciule” (verdura amarognola lessa e saltata con olio e aglio)” – ricetta di Ascoli Satriano; a pag. 322 “marasciuli” al pomodoro (verdura amarognola lessa e condita con salsa di pomodoro fresco)” – ricetta di Trinitapoli; a pag. 338 “marasciule” e spaghetti (verdura amarognola, spaghetti, con sugo di pomodoro)” – ricetta di Canosa di Puglia).

La scheda contiene anche altri autori che riportano dati ed informazioni inerenti usi e costumi, nonché le caratteristiche nutrizionali e l’impiego gastronomico dei marasciuoli.

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