Paga e getta

Riflettiamo poco sulla quantità di rifiuti che produciamo e sul loro impatto sull’ambiente e sull’economia.

Un secolo fa, ma anche meno, le famiglie contadine, e non solo, un giorno mangiavano le infiorescenze del cavolfiore e il giorno dopo le foglie (con i fagioli). Oggi, invece, le foglie del cavolfiore, anche le più tenere, le buttiamo.

Spesso le parti eduli degli ortaggi sono accompagnate da foglie e steli che non vengono consumati. Hanno per lo più la funzione di attirare il consumatore. Succede per le cime di rapa, i carciofi, i finocchi e tanti altri ortaggi. Pertanto, dal fruttivendolo compriamo anche parti di pianta che finiranno sicuramente nella pattumiera, in una discarica o se va bene in un impianto di compostaggio. Eppure quelle parti di scarto potrebbero restare in campo per migliorare la fertilità del terreno.

Durante la crisi della gestione dei rifiuti che colpì qualche anno fa la città di Napoli, il sindaco di quella città vietò ai fruttivendoli di vendere la verdura con le foglie di scarto…

Sapete qual è l’ortaggio per il quale buttiamo più materiale? E’ la cima di rapa. Invece, tra gli ortaggi di cui consumiamo quasi tutto quello che acquistiamo ci sono i pomodori e la rucola. Ovviamente molto dipende dal modo in cui sono commercializzati e dalle gamme dei prodotti.

Meditate gente, meditate. Anche perché spesso il costo dei rifiuti è maggiore del prezzo a cui i nostri agricoltori vendono i loro prodotti. Succede spesso per le patate e le angurie, che a volte gli agricoltori preferiscono lasciare in campo perché le spese della raccolta supererebbero il ricavo della vendita. Invece i rifiuti costano sempre tanto…

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