Perché in alcune aree la coltivazione di pomodoro viene chiamata “masciaise”?

A “masciaise” e le colture da rinnovo nelle aree meridionali

Fino ai primi decenni del ‘900 la pratica colturale per il rinnovo dei terreni era il “maggese nudo” o “maggese di sole”. Consisteva nel lasciare il terreno incolto e a pascolo nel periodo compreso tra l’ultimo raccolto della rotazione e il successivo gennaio-febbraio. Inoltre, venivano eseguite 3-4 arature fino a luglio in modo da distruggere le erbe e tenere il soprassuolo aerato; seguivano poi arature preparatorie per la semina del grano.

Questo sistema sottraeva alla produzione un terzo della superficie (se la rotazione era triennale). Tale perdita non era compatibile con il passaggio dalla conduzione latifondista al podere familiare: tutta la superficie a disposizione doveva essere produttiva, anche nel periodo del rinnovo. Per questo cominciarono a diffondersi le colture da rinnovo tra cui quella del pomodoro (oltre a leguminose, patata, cipolla, cavolo e meloni) (Pantanelli 1940).

Probabilmente per questo motivo nel gergo dialettale, in un’importante area pugliese (Mola di Bari), in cui il pomodoro prodotto risultava (ed è) molto apprezzato dai consumatori, la coltura veniva indicata con il termine “masciaise” (maggese).

A cura di Donato Buttaro

Bibliografia

Enrico Pantanelli: le colture da rinnovo del Mezzogiorno. Estratto dell’almanacco agrario italiano 1940-XVIII. Casa editrice Marzocco S.A. Firenze: pp. 3-27.

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