Un orto è cosa seria…

Quando ho deciso di avviare un orto, nel nostro piccolo giardino già in parte dedicato ad agrumeto, non sapevo che mi stavo assumendo una responsabilità bella grande.

Ne avevo parlato a mia madre, che era stata “molto incoraggiante” e, alla mia ispirata riflessione in cerca di assenso, sul posto in cui sistemare i pomodori, aveva esordito con un deciso e vibrante… “seeeeeee (quel “seeeeee” sta a mia madre come il sale all’acqua di mare), e così li cresci i pomodori! Gli devi dare sempre acqua! Devi fare attenzione ai pidocchi! E le canne ce le hai? Lo sai che le piante le devi alzare, che se le lasci a terra, come innaffi tu, sicuro le fai soffocare dal terreno. E dove li devi mettere, qui è già tutto pieno!

Cosa, nei vasi? E che dobbiamo giocare? Il terreno si asciuga subito. E che dobbiamo stare sempre a innaffiare? E quando te ne vai sul Gargano chi te le innaffia?”

E ancora…

“Ma vai a fare la spesa da Tonia (la mia amica ortolana) che è meglio, spendi meno e non sprechi tempo e acqua. Ma che orto devi fare che non riesci a far crescere neanche un po’ di prezzemolo…”

Su questo ha ragione, ha colpito basso, ma è vero, il prezzemolo è sempre stato il mio punto debole.

Basilico, sedano, salvia, erba cipollina, timo a volontà, rosmarino e alloro, ma …prezzemolo niente.

Come avrete capito mia madre è una di quelle persone che se hai bisogno di un incoraggiamento da lei non lo hai di sicuro.

Il motivo sono riuscita a capirlo solo dopo tanto tempo. La mia ispirazione, il mio entusiasmo nell’avviare nuove esperienze diventa un suo “pensiero”, e siccome da noi a Mola, “u’ p..nsi..r” a volte è sinonimo di problema, per non avere “pensieri” tende a sterminare sul nascere le mie idee prima che diventino qualcosa in più.

L’avessi detto a mio padre, anche a sentir parlare solo di poche piante si sarebbe già entusiasmato e sintonizzato su una coltivazione intensiva, in piano, in altezza, arrampicata sugli alberi.

Si nasce…, diceva spesso mia nonna per spiegare le differenze caratteriali tra le persone.

In ogni caso gli opposti si attraggono, a calamita.

Non fosse stato così io non sarei mai nata. Motivo per cui, a dirla alla molese, “sono tutta mio padre”.

Però la storia del prezzemolo è vera.

Il massimo che riesco ad ottenere sono gruppetti insignificanti di deboli steli che soffrono sotto il peso di pallide foglioline. Che devo anche stare attenta a dargli acqua che rischio di interrare tutto

Ma in ogni caso, siccome sono uguale a mio padre, l’ho “spiccicato”, a voler riprendere un termine che da piccola veniva usato riferito alla nostra somiglianza, ho cominciato a cercare di recuperare pezzi di terra nel giardino per coltivare il mio orto, necessariamente “diffuso”, in piena terra e in vaso.

I miei amici ortolani sono stati generosi con me.

Quando l’ho comunicato a Tonia, mi ha subito fornita di piantine di sedano, prezzemolo, peperoni, basilico e pomodorini ciliegini. Nicola, che coltiva uno dei più bei terreni sul mare, mi ha regalato dieci piantine di Pomodoro di Mola.

Successivamente sono arrivate anche due piantine di anguria.

Tutto è stato velocemente messo a dimora, in parte in terra in parte in vaso.

A vederle quelle piantine, parevano un po’ smarrite, mentre spuntavano piccine da terra e vasi. Ma con acqua, cura e pazienza, piano piano sono cresciute e irrobustite.

Le prime soddisfazioni le ho avute dai pomodori ciliegini.

Le piantine, interrate in vasi rettangolari di terracotta, si sono sviluppate abbastanza velocemente in altezza, si sono riempite di tante piccole foglie e dopo un po’ sono spuntati piccoli fiorellini gialli.

Quando gli steli si sono allungarti ho infilato nei vasi canne di bambù collegate fra loro con fili di rafia e ho creato un piccolo reticolato per sostenere gli steli in crescita facendo attenzione, legandoli, a non stringere troppo per evitare di ostacolare il flusso della linfa.

Dopo un po’, caduti i fiori, sono cresciuti rametti a più steli, alle punte dei quali, sotto il peduncolo a stella, sono spuntate delle minuscole sfere chiare.

I pomodori erano nati e cominciavano a crescere!

Con i giorni, man mano che le piccole sfere si ingrossavano, quel chiaro ha virato al verde, per rischiararsi con una punta di giallo e andare definitivamente verso un arancio prima e un bellissimo rosso poi.

Il ramo che li accoglieva tutti, man mano che li nutriva si indeboliva, perdeva colore e alla fine è invecchiato definitivamente quando i pomodori sono stati raccolti.

È il senso della vita che si ripete nel tempo. A tutti i livelli e per tutte le specie.

Il vecchio va via e avanza il nuovo nato.

Le distanze prese da mia madre in principio, piano piano si sono ridotte.

È pur sempre una mamma che davanti a qualsiasi cosa che vede crescere davanti ai suoi occhi non riesce a fare a meno di prendersene cura.

È stato bellissimo guardarla accudire le piccole piantine, innaffiarle con cura, attenta a non bagnare i frutti e le piccole foglie. Una delicatezza che ha raggiunto il culmine quando ha raccolto i primi pomodori.

Afferrandoli delicatamente con il pollice e l’indice, li ruotava con cura fino a che non lasciavano il peduncolo.

“Il peduncolo resta alla pianta, perché al pomodoro non serve e se lo stacchi “di forza”, strappandolo, lasci una ferita alla pianta…”

Hai visto la saggezza della mamma!!!

Sicuramente ha girato a me quello che nonna Rosa, instancabile lavoratrice in campagna, diceva a lei da bambina.

Ora io non so se quello che dice sia giusto, ma una volta tanto, mi piace molto!!!

Mia madre, alla fine si è affezionata agli orticelli ed è sempre lì a controllare, sfrattare dal vaso piante estranee, dare acqua.

A lei il piacere della prima raccolta e l’assaggio dei primi pomodori sulle “friselle”  fatte in casa da mia figlia, Paola, condite con olio e basilico!!!

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