Viaggio BiodiverSO per la Puglia: 4^ tappa

Siamo al giro di boa, a metà del viaggio ci mancano 3 province da ri-scoprire. Secondo le nostre ‘mappe di navigazione’ stiamo per entrare nella provincia di Bari.

4° tappa: da Noci a Molfetta

Un passo ed eccoci, la tappa sarà lunga, prima di tutto passiamo dai 7 partner BiodiverSO: le azienda agricola Apofruit e Iannone; i Dipartimenti DISAAT (capofila del progetto) e DISSPA dell’Università di Bari; l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse di Bari del CNR; le società Agriplan ed ECO-logica che ci sta conducendo in questa avventura.
Affiancano il lavoro dei partner le aziende che in vario modo collaborano alle attività di progetto. Nella provincia di Bari la loro presenza è discreta.
Con Lecce e Foggia qui troviamo la maggior concentrazione di varietà orticole.
Le specie studiate nel barese sono carciofo, carota, cavolfiore, cavolo broccolo, cavolo da foglia, cicoria, cima di rapa, cipolla, fagiolino dall’occhio, melone e pomodoro.

Bari è l’unica provincia insieme a Lecce dove il progetto ha avviato dei campi di conservazione Ex situ così da garantire, conservando parti della pianta, la sua salvaguardia dall’estinzione. Questa è la provincia che ne ospita di più, sono 15 sparsi per tutta l’area.
Nella provincia troviamo anche 7 campi di conservazione In situ per la conservazione,  nel proprio ambiente, delle piante orticole in particolari condizioni di isolamento e purezza.

Iniziamo adesso a scoprire quali sono i Comuni rappresentativi dove BiodiverSO ha trovato i suoi tesori. Partiamo come sempre da sud ed il primo comune che incontriamo è I comuni rappresentativiNoci, dove si coltiva una varietà locale di fagiolino pinto, quello appunto di Noci. Vicinissimo c’è Putignano con le sue due varietà di carciofo, il verde ed il violetto di Putignano, da poco inseriti nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT); qui troviamo anche la testa di morto, la cima nera ed il cavolo riccio.
A Putignano dobbiamo salutare anche i primi Biopatriarchi del barese: Angelo Bianco, che coltiva il verde di Putignano; Roberto Galluzzi custodisce diverse varietà di pomodori; Pasquale Pesce invece ha nel suo orto la cima nera, il cavolo riccio, la catalogna, caroselli e barattieri.
Santeramo in Colle è il comune di riferimento per il fagiolino pinto ‘mezza rama’ e qui facciamo visita all’orto di Angelo Passalacqua, il contadino filosofo, che coltiva tutto ciò che può e che riesce a superare le insidie del tempo.
Ad Acquaviva delle Fonti ovviamente la fa da padrona la cipolla rossa di Acquaviva, già marchio PAT e che qui è custodita dai due biopatriarchi Vito Capozzo  e Marianna Palmirotta.
Rutigliano il carciofo centofoglie di Rutigliano è coltivato anche dal biopatriarca locale Saverio Iaffaldano.
Ci spostiamo ora sulla costa, a Polignano a Mare con le coltivazione di ortaggi locali: la carota ed il mezzo lungo di Polignano. Qui abbiamo un bel pò di custodi da andare a ringraziare per il loro lavoro: Giovanni D’AlessioRaffaele, Fabio PellegriniNicola Scagliusi e Giuseppe Giuliacci .
A Mola è presente un’altra varietà di carciofo, il  locale di Mola.
Arriviamo finalmente al capoluogo dalla Regione. Bari conserva le colture di bietola barese, della cima di cola e del fagiolino pinto barese. Qui  Vito Fornarelli, il biopatriarca locale, ci accoglie con colture di cima di rapa novantina e di cavolo riccio.
L’ultimo comune rappresentativo è Molfetta con la varietà locale di cicoria catalogna e dove risiede il biopatriarca Giuseppe De Ruvo che si dedica soprattutto al cavolfiore.

I Biopatriarchi del bareseAbbiamo dovuto allungare un pò il nostro viaggio per fare delle importanti deviazioni, dovevamo incontrare gli ultimi Biopatriarchi della provincia.
Le nostre deviazioni ci hanno portato a perderci nelle stradine di Castellana Grotte per incontrare Angela e i suoi pomodori e caroselli e Antonio Caputo che si dedica anche a peperoni e cavolo riccio.
A Monopoli Angelina è intenta a preparare le ramasole di pomodoro regina. A Conversano Donato Pascale custodisce meloni d’inverno e pomodori. A Sannicandro di Bari Vito Leonardo Canzio coltiva il cavolo riccio e a Valenzano Mario Recchia il finocchio. Nicola Cuccovillo e Luigi Mariani sono gli ultimi, e li troviamo insieme a Capurso nel loro orto in cui si dedicano al cavolo riccio.

Abbiamo rivisto tantissimi amici, ripercorrendo strade spesso dimenticate, il sole è ormai calato, andiamo a riprender fiato per rimetterci in strada riposati per le ultime due tappe del viaggio.

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