Vito Mele negli orti di Galatina

A Galatina, nei pressi della strada che conduce a Corigliano d’Otranto, a ridosso del centro abitato, si trovano alcuni campi frapposti tra nuclei di case, in una zona denominata “Benefici”. Elemento caratterizzante sono dei bellissimi alberi di fico, numerosi e molto ben curati, che fanno subito intuire la presenza di una mano laboriosa e attenta.

Questa mano appartiene a Vito Mele, classe 1958, che si prende cura di questo pezzo di campagna, insieme a zii e cugini. Oltre ai bellissimi esemplari di fico, che Vito ha piantumato nel corso degli anni e di cui conosce nome e caratteristiche, l’orto custodisce anche ortaggi tradizionali dell’areale galatinese.

Vito, che nella vita ha lavorato come meccanico in aeronautica, proviene da una famiglia che si è sempre occupata di agricoltura e conosce molto bene tecniche di coltivazione e caratteristiche degli ortaggi.

La nostra attenzione si sofferma principalmente su tre varietà: una meloncella tonda “paesana”, un pomodoro invernale e un melone invernale.

La meloncella tonda non è nuova da queste parti: l’avevamo già incontrata nell’orto di Luigi Conte, Biopatriarca, purtroppo scomparso qualche mese addietro. Questa varietà di Cucumis melo, a detta di Vito (e anche di Luigi), è quella che da sempre si è coltivata a Galatina, città rinomata nella provincia per le sue ubertose campagne e, in particolare, per la produzione di ortaggi. Vito ha avuto il seme di questa meloncella da un anziano agricoltore che lo riproduceva da almeno 40 anni e lo riproduce da almeno 30 anni. La pianta si sviluppa “a cespuglietto”, senza eccedere in ampiezza, mantenendo dimensioni ridotte, arrivando comunque a produrre dai 10 ai 20 peponidi. Il sapore è dolce, la consistenza acquosa, più di altre varietà. Teniamo presente che il terreno è di medio impasto, con modesto scheletro e roccia a bassa profondità; sono totalmente assenti impianti di irrigazione: tutto viene coltivato in completa aridocoltura. Per permettere alla pianta il giusto apporto di umidità, si pratica la “spannatura” che è una sarchiatura profonda da fare almeno 3–4 volte durante il ciclo produttivo. Lo conferma  anche un antico proverbio salentino, che dice “l’acqua de l’ortu è la sarchiudda”, ovvero “l’acqua dell’orto è la zappa”.

I pomodori di Vito sono del tipo allungato, vagamente piriforme, che qui denominano “lamasciàna”. Tale denominazione si è riscontrata anche a Soleto, Cutrofiano e Aradeo, fino al tricasino. Il nome deriva da quello di una susina locale. I “lamasciàni” sono pomodori invernali, che crescono a grappoli su piante larghe, vigorose, con palchi molto alti e aperti. Crescendo, le piante tendono a strisciare e sviluppano una radice moto ramificata, che può arrivare fino a due metri di distanza.

Il “lamasciàno” viene piantato in semenzaio a febbraio e messo a dimora già a fine marzo, inizio aprile, poiché in queste zone il terreno è molto caldo, ricco di silicio. Lo si raccoglie quando tutte le bacche sul palco sono più o meno uniformi per colore. A detta di Vito, questo pomodoro invernale, a Galatina, “Si è fatto sempre”.

Tra le piante scorgiamo anche un antico melone invernale: la famosa “minna di monaca”, a buccia verde-gialla e polpa candida. Anche questa è coltivata in aridocoltura, con profonde e ripetute sarchiature. Vito ci indica alcune caratteristiche che una vera “minna di monaca” deve necessariamente avere: forma sferica, leggermente schiacciata, come i seni delle monache che, utilizzando delle fasciature, finivano per assumere questa conformazione.

Il frutto tenuto dal contadino per riprodurre il seme è quello “chiantaluro”, il più vicino alla pianta e il primo che viene prodotto dalla stessa.

Vito Mele, oltre ad essere un vero pozzo di conoscenze sulla cultura agricola galatinese, e non solo, è un uomo molto disponibile e gentile, che condivide con piacere informazioni e curiosità. Con pazienza risponde accuratamente a tutte le domande che noi gli poniamo, sotto il sole cocente di luglio.

Non può sapere quanto ci renda felici recuperare queste informazioni sul territorio galatinese, a noi particolarmente caro. Lo salutiamo con la promessa di andare a trovarlo presto, non appena sarà pronto per le colture autunnali.

Grazie Vito!

 

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